DI LUCA SOLDI
luca soldi
Rosi Bindi ha dovuto penare per trovare il bandolo della matassa. La Commissione Antimafia, la scorsa tornata, malgrado critiche e difficoltà, sapeva bene dove puntare l’attenzione. C’era il caso eclatante di De Luca ad attirare le attenzioni. C’erano altri “impresentabili” dai volti noti. Questa volta la Bindi ha dovuto scavare più a fondo, nelle periferie della politica, malgrado ci siano in ballo le capitali del Paese ed altre città di assoluto rilievo. Oltretutto i partiti politici nazionale, nelle prossime elezioni amministrative sono spariti di circolazione. Pare che per una sorta di pudore, di calcolo, di fragilità, abbiano rinunciato a farsi avanti. Abbiano cercato di nascondersi e mimetizzarsi dietro le liste civiche. Nessun simbolo in bella mostra, solo qualche accenno, nascosto in fondo, con caratteri piccolissimi. Ed a maggior ragione questo e’ successo dove i Comuni erano sciolti per infiltrazioni mafiose. Sarà stato il clima generale del Paese, sarà stata l’aria di smobilizzo generalizzato ad aver convinto le formazioni politiche che sarebbe stato meglio stare qualche passo indietro. E così sono fioccate le liste civiche, di ogni tipo, per ogni variabile di mescolanza, senza preclusioni. Così il fenomeno degli impresentabili, della loro ricerca, e’ diventato più complesso. E così, più di prima, tanti tristi figuri, si sono travestiti in leader, capi e capetti delle liste civiche. La piena riscoperta dei Cetto La Qualunque sparsi per il Paese. Quanto basta per far dire a Rosi Bindi che: “Le liste civiche sono un varco per le mafie”. Una conclusione arrivata dopo che Commissione Antimafia ha vagliato i curriculum di oltre 3200 candidati, che – ovviamente – non sono i candidati di tutti i comuni al voto, ma “solo” di quelli per cui le commissioni di accesso hanno chiesto lo scioglimento. Ecco comparire i nomi dei nuovi “impresentabili” arrivati incrociando la Severino e il codice di auto-regolamentazione: sono solo 14, nei comuni di Battipaglia, Scalea, San Sostene e nel sesto municipio di Roma. Pochi, decisamente pochi.
Tutto bene allora? Per niente, spiega un importante componente della Commissione, Claudio Fava: “La fedina penale pulita è solo una precondizione, non una patente di onestà morale. La confermano i rapporti di polizia e delle prefetture su alcuni dei Comuni sciolti per mafia che tornano al voto: il rischio che in alcuni di quei Comuni continuino a governare le cosche mafiose, attraverso un reticolo di parentele e affinità”. Ecco il punto. Lo strumento attraverso cui questo reticolo si traveste, dandosi una sembianza politica, sono le liste civiche: “Conosciamo – dice Rosi Bindi – anche liste civiche con capacità di riscatto. Ma il 100 per cento delle liste civiche in quasi tutti i comuni sciolti per mafia, 100 per cento a Morlupo, 100 a Sant’Oreste. Qualcosa vuol dire…”. Una vera fuga nelle nebbie ha proseguito la Bindi: “I partiti politici nazionali si sono nascosti nelle liste civiche ed è una situazione in realtà condizionata da poteri mafiosi che cementano l’infiltrazione delle mafie attraverso il trasformismo politico”. Questa questione, di portata generale che non riguarda il casellario giudiziario e non solo i Comuni che sono stati commissariati, ma la politica e la sua capacità di selezione.
foto di Luca Soldi.
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