DI CHIARA FARIGU
chiara farigu
Hanno mostrato di avere le idee molte chiare gli studenti che hanno partecipato al 1° “hackathon” (neologismo atto ad indicare “maratona di esperti informatici”), indetto dal Miur, con la collaborazione di Indire, avente per tema “La scuola che vorrei”, conclusasi con la premiazione dei progetti migliori.
Chi meglio di loro, infatti, avrebbe potuto progettare la scuola del futuro, pensata per soddisfare le esigenze dei ragazzi e ragazze che devono viverla quotidianamente?
Le regole per partecipare all’hackathon erano semplici: i 350 alunni/studenti registrati alla giornata “La scuola che vorrei”, nella maratona di edilizia scolastica per disegnare la scuola dei loro sogni, nelle 8 ore a disposizione, sono partiti da tre domande: Cosa vorrei tenere della mia scuola; Cosa vorrei cambiare e Come posso realizzare la mia idea di scuola? Quello che è venuto fuori è sorprendente: progetti concreti, tante buone idee che, volendo, si potrebbero attuare nelle scuole già da subito, come ad esempio “più momenti di ricreazione” per staccare la spina ed ossigenare la mente, anche a costo di uscire da scuola un po’ più tardi. I desideri più gettonati: più tecnologia, più spazi verdi e più materie (compreso il cricket).
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La gara di edilizia scolastica ha visto impegnate sia le scuole del 1° che del 2° ciclo di istruzione con due differenti modalità di partecipazione. Per i primi, ogni istituto ha provveduto ad inviare i due elaborati migliori tra disegni, power point, video clip o altra modalità utilizzata. Per i secondi invece ogni scuola ha inviato 4 studenti all’Hackathon di Roma che, suddivisi in gruppi, hanno ideato nuovi spazi per l’apprendimento del futuro. Gli istituti che hanno aderito alla 1^ maratona di progettazione scolastica riceveranno un premio di 35.000 euro da utilizzare nella loro scuola.
Questi i progetti vincitori:
1) L’Unione fa la scuola: con la creazione di bacheche fisiche e solide per condividere pensieri, sensazioni, idee da sviluppare insieme. Il tutto infatti deve avvenire in spazi comuni dove avviene in genere il passaggio di studenti, professori e anche persone esterne in modo da coinvolgerle nelle idee poste nelle bacheche, integrarle, modificarle, dando il loro contributo. E qui rientra a pieno a titolo il desiderio SOCIAL di condividere il più possibile, tipico dei giovani, idee e conoscenze.
2) Un campus all’americana gestito da un sito web: con la creazione di una mappatura sperimentale di tutti gli spazi da usare, soprattutto quelli verdi, dismessi e abbandonati che si trovano in aree non distanti dalle scuole in modo da restituirli alla collettività una volta superati i problemi amministrativi e burocratici che possono essere presenti in alcuni luoghi.
3) Un’isola ecologica dentro all’istituto: con creazione all’interno delle scuole di un centro di raccolta di materiali riciclabili, una vera e propria isola ecologica, da collocare al centro del giardino dell’istituto e utilizzabile anche da persone esterne alla scuola che hanno bisogno di buttare i propri rifiuti.
4) Trasformare la vecchia aula magna in un’aula polifunzionale e a impatto zero: con la creazione di pareti scorrevoli per fornire alla scuola ambienti dinamici e modificabili. E poi tavoli e arredi polifunzionali per adattarli alle diverse esigenze di uso, l’uso della cromoterapia alle pareti che può aver effetti positivi su chi frequenta gli ambienti. Così trasformata verrebbe messa a disposizione di chiunque voglia farne uso contribuendo a raccogliere fondi che le scuole potranno usare per progetti o altre spese.
foto di Chiara Farigu.
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