DI ANTONIO SICILIA
antonio sicilia
Si discusse molto in Assemblea Costituente sul secondo comma dell’art.1 della nostra Costituzione. La prima proposta fu “La sovranità emana dal Popolo”. Per alcuni però il verbo “emanare” rappresentava una limitazione della sovranità popolare, “una sovranità generata dal popolo, che una volta generata si distacca da esso”.
La Costituente optò allora per il verbo “appartenere”, un verbo che esprime un legame imperituro tra il Popolo e la sovranità, e così fu:
“La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
Il legame indissolubile tra popolo e sovranità è l’angolo di Costituzione che meglio descrive il concetto di Repubblica.
“Le parole sono importanti” disse qualcuno in Costituente prima ancora di Moretti, soprattutto oggi che la Repubblica Italiana festeggia il suo 70esimo compleanno.
A 70 da quel Referendum che trasformò l’Italia in “Cosa Pubblica”, quella sovranità scolpita nella Carta appare in evidente crisi.
I cittadini sembrano quasi rassegnati alla mancanza di alternative e spesso rinunciano all’esercizio del proprio potere, preferendo l’astensione e la disaffezione.
“Diffusione del potere” ed “orizzontalità”, queste dovrebbero essere le parole d’ordine. Invece ad ottobre ci troveremo a confermare o meno una Riforma Costituzionale che accentra e verticalizza.
Un salto nel passato, più che un passo in avanti.
Il dito nella piaga, più che un rimedio ai problemi del nostro Paese.
Per questo quest’anno festeggerò il 2 giugno per strada, tra la gente, invitando i cittadini a difendere la Costituzione da una riforma pessima e pasticciata. E’ il modo migliore per onorare e difendere la mia piccola porzione di sovranità, la mia piccola porzione di “Res Publica”.
Buon 2 giugno a tutti/e voi, sicuro che farete altrettanto.
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