DI STEFANIA DE MICHELE

stefania de michele

Matteo Renzi deve averle pagato un caffè sospeso al Gambrinus e lei, Valeria Valente, 40 anni e sentirsene politicamente tanti di più addosso, si è subito ‘scetata’: una buona dose di realpolitik; nervi saldi dopo l’accusa di brogli alle primarie, vinte a discapito dell’ex sindaco, Antonio Bassolino; qualche inciucio alla luce del sole con i verdiniani e la dem Valente è pronta a seguire il modello De Luca (alleanza con riformisti e moderati) in vista della presa di Palazzo San Giacomo. Quei 500 voti di scarto tra Valente e Bassolino alle primarie, messi in dubbio dalle irregolarità documentate da un video di Fanpage, le sono valsi il ricorso del candidato trombato, ma non hanno cambiato le carte in tavola. Anzi, a tre mesi dal pasticciaccio brutto, lo stesso Bassolino ha fatto di necessità virtù, stringendole la mano alla Mostra d’Oltremare, in occasione della chiusura della campagna elettorale. Uscita indenne dalla stagione dei veleni, e anche dalle polemiche nate dall’indagine a carico del presidente regionale dem, Stefano Graziano, Valente mette dunque l’ipoteca sul ballottaggio. “Chiederò il sostegno a tutti, ho una coalizione ampia che mi consente di parlare con tutta la città, ma non farò accordi, formali o informali, con nessuno”. Che, tradotto, significa: se i voti arrivano da destra o dai 5 stelle, non è importante. La priorità è mandare a casa de Magistris. Per la discepola del Rottamatore, vicina alla corrente orfiniana dei Giovani Turchi, è proprio de Magistris il nemico numero 1. E’ lui l’uomo da battere, il candidato tonante e dalla dialettica greve, che – oltre ad insultare Renzi – parla di reddito di cittadinanza e nuove case popolari a Scampia, mostrando una innata verve da ‘sindaco di strada’. Prude ancora, in casa Pd, il suo monito masaniellesco: “Renzi, devi avere paura. Ti devi cagare sotto”. Come ogni jacquery che si rispetti, anche quella capitanata da de Magistris serra però le fila delle truppe regolari: la sinistra di governo risponde infatti compatta con il sostegno a Valeria Valente. Il premier Renzi su tutti, il governatore De Luca, l’ex deluso Bassolino sono la falange di un Partito Democratico, che tenta di recuperare terreno sul pensiero antagonista, arancione, simil-guevarista di de Magistris. L’ex magistrato non farà incetta di voti, come servirebbe per una riconferma al primo turno, per le ragioni che Valeria Valente si incarica di esporre: raccolta differenziata ferma al 27%, 100 milioni di fondi europei per il centro storico non utilizzati, trasporto su gomma reso avventuroso dal dissesto delle strade, servizi al cittadino insufficienti. Poi, se per riuscire a vincere, il Pd deve turarsi il naso e, ad esempio, accogliere Verdini e soci, è necessario saperlo fare con classe. La stessa classe che porta l’entourage di Renzi a dialogare sui massimi sistemi proprio con il plurindagato e condannato, Denis Verdini, e a minimizzare gli attacchi verbali del senatore di Ala, il campano Vincenzo D’Anna, nei confronti del farlocco Saviano (da lui così definito). Oltre che per le sue discutibili frequentazioni politiche e per i dardi scagliati contro il ‘professionista dell’antimafia da Manhattan, Roberto Saviano’, D’anna (amico di De Luca e sodale di Cosentino, accusato di corruzione e di aver favorito i casalesi) è anche tristemente famoso per i gesti sessisti nei confronti della collega 5 Stelle, Barbara Lezzi. Ma, per archiviare la questione morale, è sufficiente chiedere scusa. Lo ha fatto Ala, che ha preso le distanze dalle dichiarazioni del suo senatore, e tanto basta. In Campania la gioiosa macchina da guerra del Pd è adesso pronta allo scontro finale. E il caffè sospeso attende Valente, già segretaria presso l’ufficio di presidenza della Camera, nonché presidente del comitato per le pari opportunità, nel gotha dei notabili di tutti i tempi del progressismo campano.

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