DI STEFANIA DE MICHELE
stefania de michele
Avesse pure detto che non gli piacciono le sfogliatelle e che non crede alla liquefazione del sangue di San Gennaro, allora il quadro sarebbe stato completo. Ma il sciur Matteo Brambilla da Monza si è limitato a dare le generalità e ad ammettere la sua fede juventina. A Napoli. Il Movimento 5 Stelle, che non conosce l’horror vacui, lo candida a Palazzo San Giacomo. Quasi fosse certame tra Savoia bianconeri e Borboni azzurri. Come se l’ingegnere brianzolo, spuntato dal cappello a cilindro delle ‘comunarie’, grazie a poco più di 250 voti raggranellati in Rete, possa – per il solo fatto di non essere originario, contiguo, compromesso – rappresentare l’incarnazione della rottura col passato politico della città. Lui, il Brambilla, sposato Musto, riconosce il cortocircuito e si affretta a dirlo: “Le prime scarpette da calcio che ho comprato sono state quelle di Maradona. Spero – è stato il clou – di festeggiare da sindaco di Napoli il suo terzo scudetto”. Calcisticamente democristiano. Consapevole del fatto che il folclore giacobino dei grillini lo ha spinto in prima linea, Brambilla ripara in luoghi più sicuri dichiarando di “voler vivere a Napoli tutto il resto della mia vita, scelto da una napoletana, che ho preso in moglie, e dagli attivisti del quartiere d’adozione, Chiaiano, con cui ho condotto le battaglie ambientaliste contro la discarica”. Poco importa che la faccia sia di altre latitudini geopolitiche. Lo ammette lui stesso, raccontando come nel ’92 – arrivato per la prima volta in città per accompagnare i bambini figli di detenuti in colonia – una guagliuncella impertinente gli disse: “ Tu nun si e Napule. Si vede perché tien na facc e cazz’ ”. Salvo poi invitarlo al suo compleanno. 46 anni e spalle larghe, dunque, per il candidato sindaco nordista, napoletano d’adozione, ingegnere della Manutencoop Facility Management (Lega delle Cooperative), molto attivo su ambiente e rifiuti, in attesa del programma che – sostiene – sarà perfezionato con i contributi della Rete. Nel frattempo, qualche promessa viene spesa anche in campagna elettorale: “Puntiamo ad una differenziata al 100%, ai siti di compostaggio, ad una tariffa a punti oltre che maggiori tasse per chi produce rifiuti non riciclabili”. La munnezza è nota dolente: Brambilla punta il dito contro le ecoballe, “avallate da Bassolino e che De Luca vuol mettere nelle cave, ancora una volta contro la salute dei cittadini”. Pure sulla lotta alla camorra il candidato dei 5 Stelle mette il turbo: “Non cambierà niente se non controlliamo gli appalti”. Che dire però del precedente elettorale che lo vuole sostenitore del suo attuale avversario de Magistris? Matteo Brambilla dichiara di averlo votato alle Europee perché esponente di quella rivoluzione arancione, che sembrava dare voce ai napoletani e che, invece, è rimasta solamente a metà. “Adesso de Magistris non ha più un movimento ed è sostenuto solo da un mosaico di sigle e interessi diversi”. Sulle spese sostenute sinora, il pentastellato non sfugge alle buone pratiche richieste dalla casa madre e pubblica sul suo sito i contributi liberali ricevuti per la campagna elettorale. E’ l’unico a farlo tra i candidati dei diversi schieramenti, ma pur sempre a metà: entrate certificate, ma senza dettagli su come sono state utilizzate.

Un frame tratto da un video pubblicato sul profilo Facebook del Candidato Sindaco a Napoli per il Movimento Cinque Stelle, Matteo Brambilla, 15 Marzo 2016. +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO'ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++

Annunci