DI ELIO LANNUTTI
elio lannutti
Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, hanno lasciato un buco di 18,9 miliardi di euro negli ultimi tre anni, tra azzeramento delle azioni, perdite, aumenti di capitale; il salvataggio di Banca Marche attraverso la risoluzione coatta ha comportato “la perdita di 1,5 miliardi di investimenti, di cui circa 400 milioni per le Fondazioni di Pesaro, Macerata e Jesi, una perdita di risparmi per circa 43 mila piccoli azionisti che ammonta a più di mezzo miliardo di euro, e un altro mezzo miliardo per un migliaio di obbligazionisti subordinati; Banca Etruria ha registrato un buco di oltre 1,3 miliardi di euro ed il ’regalo’ di 302 milioni di euro di sofferenze vendute a Fonspa per 49,2 mld, avallato da Bankitalia 6 giorni prima del decreto salva-banche,che ha costituito un pericoloso precedente, vendita così sospetta messa due giorni fa sotto la lente dalla Procura di Arezzo; risparmiatori ed azionisti di CariChieti e CariFerrara, hanno perso centinaia di milioni di euro.
A fronte di questa vera e propria Caporetto del risparmio, con le Procure che indagano e le commissioni regionali, come della Regione Marche, la cui relazione finale di indagine su Banca Marche, ha messo sotto accusa Bankitalia e Consob, dato che: “Rispetto all’attività svolta dalle filiere di controllo istituzionale  non può non rilevarsi uno scarto fra risultanze istruttorie e la realtà che si è poi drammaticamente verificata”, appare intollerabile che il presidente Consob Giuseppe Vegas ed il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, restino imperterriti al loro posto.
Dal documento della Commissione di indagine della Regione Marche, emerge che le cause dell’insolvenza di Banca Marche – “salvato” lo scorso 22 novembre con il decreto del governo che ha riguardato anche Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti – sono “molteplici e diffuse”: dall’eccessiva “esposizione verso pochi grandi gruppi” del settore edile al “finanziamento di iniziative finanziarie che si sono rapidamente degradate”, all’aver mantenuto in bonis crediti che erano in parte già “irrecuperabili”, alle fondazioni bancarie che controllavano il 56% della banca e avevano affossato, “per proseguire da sole”, le offerte vincolanti per acquisire il controllo di Banca Marche presentate nel 2008 da Credit Agricole e Banca Popolare dell’Emilia Romagna, alla inefficacia della vigilanza.
A sostegno di questa tesi la relazione cita il fatto che già nell’esercizio 2011 di Banca Marche, che si era chiuso con un utile netto di 135 milioni, i crediti deteriorati erano saliti a 1,7 miliardi (+28,9%), con Bankitalia che il 28 dicembre 2011 attesta però una situazione tecnica adeguata per l’istituto guidato da Massimo Bianconi (rinviato a giudizio per corruzione), non solleva alcun elemento di allarme oggettivo, né ritiene di dover “bloccare l’azione della Consob”, che sta preparando il prospetto informativo sull’aumento di capitale da 180 milioni di euro, che si concluderà nei primi mesi del 2012. Nel 2010 Bankitalia aveva già svolto attività ispettive su Banca Marche, rilevando molte carenze nella governance, rischi creditizi elevati e scarsa incisività del collegio sindacale. Fino ad applicare sanzioni a carico di 17 amministratori e sindaci per un totale di 208mila euro. Al tempo stesso Bankitalia decide però che non ci sono ragioni per stoppare l’aumento di capitale. O forse, nota la Commissione, ”non è in grado di valutare pienamente la situazione tecnica di BM, pur avendola ispezionata in molteplici occasioni”.
Stando alle conclusioni della Commissione di indagine, i commissari nominati da Bankitalia hanno commesso un errore perché “avrebbero dovuto piuttosto provvedere per tempo a far fronte alla scadenza dei pronti contro termine relativi al prestito Fonspa”. In più la relazione mette in luce una disparità di trattamento riservata a BM da parte della Banca d’Italia nei parametri di valutazione del credito rispetto alle altre 19 banche ispezionate in vista del passaggio alla vigilanza unica della Bce (avvenuto nel novembre 2014).
Lasciare al loro posto Visco & Vegas come se nulla fosse, è una offesa per truffati ed espropriati, ma anche un pericoloso rischio per quanto potrebbe accadere in futuro per la loro inidoneità a tutela il pubblico risparmio ed i diritti lesi delle famiglie espropriate.
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