DI VINCENZO PALIOTTI
vincenzo paliotti
Per anni abbiamo applaudito attori, cantanti, uomini pubblici che si rendevano simpatici perché uscivano con il “marchio” di sinistra, un tempo usato ed abusato perchè utile per inserirsi e trovare una discreta audience. Poi gratta, gratta ci si accorgeva che era solo un espediente, che loro di sinistra avevano poco o nulla a cominciare dai lauti compensi per essere così come erano. Naturalmente ci sono le eccezioni e quelli sono individuabili facilmente perché compaiono poco e lavorano ancora meno e a seconda di come tira il vento. Un po’ come l’uomo politico che si appiccica addosso un’etichetta che risulta fasulla poi per come questi si comporta ed oggi il firmamento politico ne è pieno e cominciare da Palazzo Chigi. Ultimo, in ordine di tempo, di questa “specie” e dispiace averlo scoperto in una circostanza così seria come quella del referendum costituzionale è Roberto Benigni. Proprio lui, quello che prendeva in braccio il leader del PCI, quello che criticava Berlusconi che però a differenza di un Luttazzi, per fare qualche nome, continuava “stranamente” a lavorare, ad occupare il video nonostante prendesse per i fondelli, anche pesantemente, il capo del governo. Vinceva un oscar con un film che parla di campi di concentramento, tema che gli USA premiano nove volte su dieci. Poi si presentava a Bruxelles, diceva quattro battute su Berlusconi che fanno sempre effetto e poi parlava della nostra Costituzione. Ne faceva addirittura un programma dove la magnificava in ogni suo aspetto giudicandola “perfetta” e dando il giusto merito a quegli uomini che l’avevano pensata e messa in atto. E non si capisce poi come mai questa da magnifica, da perfetta diventa “modificabile”, ma ancor di più non si capisce quel suo essere di sinistra dove sia finito visto che ieri magnificava i padri costituzionali ed oggi magnifica Renzi che propone un altro genere di “padre costituzionale”: il Verdini, lontano milioni di anni luce da quei padri costituzionali veri, puliti, onesti. E’ un po’ quello che è successo a tanti italiani, che “stufi” di perdere sempre con la sinistra hanno accettato la trasformazione di questa “cambiando verso” ritrovandosi più a destra dello stesso sbeffeggiato Berlusconi. Un altro campione del trasformismo quindi questo Benigni che se Berlinguer avesse potuto immaginare questa giravolta si sarebbe ben guardato non solo di farsi prendere in braccio ma di farlo salire su di un palco che non gli competeva per niente. Avrei potuto glissare su questa capriola del comico se questi non avesse letto la Costituzione, ma poiché l’ha fatto avrà di certo notato le differenze tra quella che ha letto lui e la riforma in questione che è un vero e proprio attacco alla democrazia e non è accettabile quindi che lui che si dichiara di sinistra come la possa accettare ed appoggiare. Lui che l’ha decantata con un trasporto ed una partecipazione pari a quelle messe per decantare la Divina Commedia, ma oggi comprendiamo che trasporto e partecipazione erano ai fini del solito “lauto compenso”. Un mito che crolla dunque, un altro che si è insinuato ed ha considerato la sinistra un “cavallo di Troia” o un “taxi” per parafrasare un suo emulo: il premier/segretario che per arrivare dove è arrivato ha usato lo stesso espediente. Questa non è che la mia opinione che non intende ne passare come verità inconfutabile ne offendere chi la pensa in modo diverso.
foto di Vincenzo G. Paliotti.
Annunci