DI LUCIO GIORDANO

Lucio

Caro Roberto,
sai che ancora non ci credo? Non lo credevo possibile qualche mese fa, in gennaio , e non ci credo nemmeno ora. Proprio tu, che nel 2012  hai definito quella italiana la più bella costituzione del mondo, facendo commuovere e inorgoglire  il Paese con quella frase,  ora dici che voterai si al referendum costituzionale. Possibile? Spieghi in un’intervista : “Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente  Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il sì, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.  Possibile dicevo che abbia giustificato cosi questa tua  scelta di campo? Ma scusa, se è una riforma pasticciata, che bisogno c’è di cambiarla allora? Sarebbe come mettere i baffi alla gioconda per renderla più moderna.
Dai, forse ti va di scherzare. Oppure ha ragione Dario Fo, quando parla di dare e avere. Ma, poi,  avere che cosa, Roberto? Cos’altro ti serve di più? Hai vinto l’oscar con La vita è bella ( con un errore storico madornale nel film, ma te lo perdoniamo), sei famoso in tutto il mondo, gestisci la Melampo, una casa cinematografica, possiedi una società immobiliare, 21 case, 20 terreni, una villa a La Maddalena e la Sicura srl di Cesena che vende latte in polvere per neonati e che ha fatturato 1.500.000 euro. Ripeto la domanda, Roberto: cos’altro ti serve? Che poi se fossi davvero convinto e avessi risposto argomentando punto per punto le ‘schiforme’ di Renzi, Boschi e Verdini, come le definiscono 90 italiani su 100, allora capirei pure. Ma tu parli di Paese non riformabile. Davvero?
Riformare cosa? Una società che ha dimenticato valori, meritocrazia, ascensore sociale, orgoglio in difesa dei più deboli, va bene. Ma tirare la volata ad un combinato terribile e pericolosissimo Riforma costituzionale- Italicum, sai o no, che ci espone ad un parlamento autoritario, secondo molti addirittura ad una dittatura vera e propria? Non è da te, ignorarlo, Roberto.
Benigni, ti voglio bene. Ma sappi che anche a Berlinguer non sarebbe piaciuta questa riforma pasticciata e furba, molto piduista, in cui  la rappresentanza democratica verrebbe mortificata. Anzi, annientata. Non sarebbe piaciuta a Berlinguer e, sono certissimo,  nemmeno a Papà Luigi, tuo padre. Ricordi quando per Rai uno, nella casa di Vergaio in cui lo andai a trovare e che tu gli comprasti, lo presi in braccio proprio come tu facesti con Berlinguer? Ci sono le immagini  dell archivio rai a testimoniarlo e tu poi  lo ricordi bene. Mi ringraziasti infatti, come mi ringraziasti con una lettera che ancora conservo,  il giorno in cui papà se ne andò e io feci un servizio , sempre per Rai uno, usando toni elegiaci. Li usai per un motivo ben preciso:   era il mio omaggio  a tuo padre, ad un grande uomo, un comunista tutto d’un pezzo che credeva nella giustizia sociale. In quell’intervista, forse l’ultima che Papà Luigi rilasciò ad un giornalista, parlammo anche di politica, di costituzione, di valori. Si, un grande uomo tuo padre. Che aveva allevato i suoi figli in quel casale di campagna, a pochi metri da uno stradone provinciale , dritto e che sembrava portare verso il nulla, a Misericordia, Arezzo. Non c’era nemmeno il bagno in quella casa che vidi con i miei occhi. La facevate tra le piante. Ma papà non si era mai vergognato di niente.
No, caro Roberto, Luigi non sarebbe affatto  contento della tua presa di posizione non argomentata. E la nostra conoscenza ventennale, (perché amicizia è parola troppo grande) mi porta a dirti che io forse  non ti riconosco più. Non riconosco più  il Roberto coerente, umile e sorridente dei giorni migliori, di quando ti intervistai per la prima volta, quasi trent’anni anni fa ed io ero alle prime armi, e tu ti imponesti con l’ufficio stampa del festival  di Salsomaggiore per dedicarmi venti minuti del tuo tempo all’epoca già cosi prezioso, ” Perché anche lui sta lavorando”. Dicesti proprio cosi. Un grande.
Sincero, Roberto? Sono deluso. L’amicizia con Renzi, non giustifica la tua scelta di campo.  A meno che tu non sia completamente cambiato e abbia davvero  dimenticato il tuo passato, i tuoi valori. Dopo decine di interiste non ti riconoscerei piu. Giusto ripeterlo. Non vorrei insomma dare ragione a quel signore di Vergaio che nei giorni de La vita è bella ti definiva arrogante e altezzoso ogni volta che tornavi a casa in mercedes per far visita ai tuoi genitori e io gli avrei voluto mettere le mani addosso per la simpatia che ho sempre provato nei tuoi confronti. Non vorrei dar ragione nemmeno a  tutti quelli che sui social scrivono ora parole di fuoco, per la tua scelta di campo che definiscono eufemisticamente incoerente. E credimi, sono migliaia e migliaia e migliaia e migliaia. Un intero pubblico. Il tuo pubblico.
Libero di farlo, Roberto, di votare per il Si, come Moccia, lo scrittore di tre metri sopra il cielo, o come Gigi Buffon: popolari si, ma non culturalmente  di peso   come i tanti preparatissimi professoroni odiati da Renzi. Però, permettimelo, se così  fosse allora anche io mi sentirei preso per il culo come i tuoi tanti detrattori. Perché, se non lo sai, ti do una notizia: l’ex sindaco di Firenze, è un uomo di destra . E  come tutti quelli di destra,  della costituzione nata dall’antifascismo se ne ‘impippano’. Adesso ti è tutto chiaro?

 

 

 

 

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