DI LEONARDO MASELLA

leonardo masella

Leggo su facebook che nei giorni scorsi si è concluso il lavoro di stesura delle proposte di Statuto e di documento politico della cosiddetta “Costituente del PCI”. Leggerò con attenzione e con grande rispetto questi documenti e dò tutta la mia solidarietà alle centinaia di comunisti di base che credono possibile ricostruire oggi in Italia il PCI. Ma li ingannerei se non dicessi loro che considero questo progetto una illusione, l’ennesima illusione dopo le altre che si sono susseguite dopo l’infame scioglimento del PCI. Io penso, come ho sempre pensato e detto da anni, che sia totalmente irrealistico ricostruire il PCI o anche un nuovo PCI un po’ più piccolo ma capace di organizzare all’interno delle sue strutture grandi masse e di raccogliere milioni di voti come se il richiamo al nome e alla simbologia comunista fosse di per sé sufficiente, nell’Italia di oggi, a produrre ampi consensi. In questa tesi della ricostruzione del PCI non si tiene conto che nel contesto italiano di oggi (e forse anche nel contesto europeo) tale scenario è chiuso per una lunga fase storica. La crisi ideologica delle masse proletarie e popolari è andata così a fondo e il contesto politico e sociale è così cambiato che pensare che sia oggi possibile in Italia ricostruire un partito comunista “di massa” sul modello del PCI, è completamente fuori dalla realtà. Altra cosa sarebbe invece costruire un nuovo partito comunista adeguato e all’altezza della situazione di oggi, cioè un partito comunista di militanti coscienti, culturalmente e politicamente preparati sull’Italia e sul mondo e con capacità di consenso e di influenza di massa, cosa molto diversa sia dal PCI sia dallo spirito di setta dogmatica dei tanti e diversi gruppi comunisti già esistenti ma totalmente testimoniali e incapaci persino di unirsi o solo di coordinarsi fra di loro. Tuttavia per evitare di fare solo proclami metodologici, come si può fare a costruire militanti con capacità di consenso e di influenza di massa ? Il progetto di costruzione di un partito comunista dovrebbe fondarsi non solo su una analisi rigorosa del mondo e dell’Italia, ma anche su un processo di immersione dei militanti nella società, nel vastissimo e gravissimo malessere sociale generato dalla crisi capitalistica, attraverso la costruzione di una organizzazione ramificata su tutto il territorio nazionale di aiuto a tutti i soggetti sociali colpiti dalla crisi, dai disoccupati ai piccoli imprenditori, dai lavoratori dipendenti agli immigrati. Un buon periodo in cui i nostri dirigenti e militanti comunisti si fanno le ossa a stretto contatto con il malessere sociale, invece di parlare solo e sempre di elezioni, aiuterebbe le masse a capire chi sono i comunisti a differenza degli altri “politici” e aiuterebbe noi comunisti a capire come sono messe oggi (in tutti i sensi, ideologicamente e socialmente) le masse proletarie e popolari italiane.

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