DI ANTONELLA SODDU
antonella soddu
Papa Francesco continua la sua “crociata” contro il  denaro che crea disuguaglianze sempre più cruenti. Negli ultimi mesi ha lanciato diversi moniti in tal senso. Ne ricordiamo alcuni; “L’umanità è ferita dall’ingiustizia e dall’avidità”, “sfruttare il lavoro nero è un peccato mortale”, “soldi e potere sporcano la Chiesa”, “abbandonate ambizioni di carriera e potere”. Pochi giorni fa, in occasione del Giubileo dei sacerdoti, è tornato sull’argomento – “Il nostro popolo perdona molti difetti ai preti, salvo quello di essere attaccati al denaro. Non è tanto la ricchezza in sé – ha detto il Papa – ma perché il denaro ci fa perdere la ricchezza della misericordia e il nostro popolo riconosce quali peccati sono gravi per il pastore, quali uccidono il suo ministero facendolo diventare un funzionario e peggio ancora un mercenario”.
Il papa ha poi chiesto nuovamente di “guardare con occhi di misericordia che giace a terra”. Principi del vangelo che spesso i cattolici moderni hanno accantonato per lasciar spazio e alle più crudeli avidità. E queste, quando si impadroniscono dei cosiddetti pastori del gregge di Dio  divengono lo specchio del ruolo capitalista che anche la Chiesa ha assunto. Non sono parole inutili , quelle del Papa; ma lo diventano quando gli occhi si aprono e osservano intorno. Il pensiero di chi giace a terra – per usare le parole di Papa Francesco – inevitabilmente volge alle pagine del vangelo trafugate dalla sete di potere. C’è poco da dire, solo sperare che le parole del Papa vengano seriamente ascoltate e che i sacerdoti perdano un po’ della convinzione tipica di Don Abbondio – ben descritta dal Manzoni – che votarsi al ruolo di Ministri di Dio non deve esser una convenienza. Una comodità nelle situazioni quotidiane.

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