DI GIULIO CAVALLI
giulio cavalli
È una malattia ancora non scientificamente riconosciuta ma se ne trova traccia un po’ dappertutto, con un’incidenza maggiore tra amici degli amici o tra i compagni di partito di qualche politico in odore di camorra, preferibilmente cosentiniano: la savianofobia solitamente mostra i primi sintomi con un’invidia violenta, quasi un’esplosione di bile oppure nei casi in cui l’incubazione è più lunga con qualche cazzata che assume la forma di favoreggiamento culturale alla mafia. In generale, comunque, la “savianofobia” è soprattutto il virus di chi guarda il dito e non la luna perché è tutta la vita che di mestiere è il servitore del dito, anelando alla luna. Appunto.
L’ultimo caso conclamato è il senatore Vincenzo D’Anna. Senatore casertano, D’Anna, ha iniziato a fare politica nella capiente pancia della Democrazia Cristiana campana fino all’innamoramento per Forza Italia e Silvio Berlusconi. Fu assessore a Caserta dal 2005 al 2007 e deputato. Nel 2010 viene candidato (ed eletto) nella Circoscrizione Campania 1  per poi aderire al gruppo Iniziativa Responsabile, che sostenne il governo Berlusconi IV in quota ex Pdl. Nel 2013 viene eletto senatore (sempre nelle file del PDL) e quando Alfano e Berlusconi danno il via alla scissione interna D’Anna con grande piglio decide di non decidere aderendo a Gal (Grandi autonomie e libertà, un gruppo parlamentare onomatopeico, non c’è che dire) di cui diventa vicepresidente. Ma il capolavoro politico è del 2014: D’Anna aderisce a”Forza Campania”, la corrente interna a supporto di Nicola Cosentino.
Nicola Cosentino è l’ex sottosegretario di governo condannato per essere stato il referente politico del clan dei Casalesi. Vincenzo D’Anna è uno dei suoi delfini più affezionati e i casalesi sono il gruppo criminale su cui Saviano, con il suo libro Gomorra in primis, ha acceso la luce dell’opinione pubblica. Ah: i casalesi sono quelli che vorrebbero morto Saviano, tra l’altro. Fate due conti. E il senatore D’Anna è uno dei più assidui “amici” di Cosentino anche mentre questo si trova rinchiuso nel carcere di Terni tant’è che proprio nel febbraio di quest’anno ha voluto essere portatore del suo “pizzino politico” per il mondo esterno, in quell’occasione Cosentino, per bocca di D’Anna, ci tenne a dire che ormai Berlusconi era finito e il futuro sarebbe stato possibile solo con Renzi e Verdini.
Si legge su Il Secolo d’Italia del 13 febbraio 2016: «Poi, Cosentino e D’Anna hanno parlato anche di Denis Verdini, il toscano passato dai vertici di Forza Italia al rapporto quotidiano con Luca Lotti, braccio destro del premier. Il renzismo dei verdiniani di Ala è calibrato sul breve (sostegno esterno al Senato) e medio periodo (ingresso al governo dopo il referendum e affiancamento alle Politiche).» E infatti oggi eccoli qui: D’Anna e Verdini nuova maggioranza di un governo che grazie una risicatissima fronda al Senato non può permettersi di zittire la savianofobia del D’Anna di turno.
Dice D’Anna che Saviano (e la senatrice Capacchione anche lei giornalista sotto scorta per le minacce ricevute dal clan dei Casalesi) vivono “di rendita”, hanno fatto dell’antimafia “una professione” e che “gli andrebbe tolta la scorta”. E come tutti i savianofobi urla che l’antimafia è roba da magistrati e forze dell’ordine che poi sono gli stessi che infanga per difendere il suo padrino Cosentino (di cui continua a dire che è un “perseguitato dalla magistratura”). E così non potendo accarezzare le mafie si sputa sugli antimafiosi, tanto il messaggio è sempre lo stesso: chi deve capire capirà.
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