DI RITA A. CUGOLA
rita a. cugola
Una donna alla guida degli Stati Uniti. Il sogno ambizioso coltivato da tempo e ora in procinto di tradursi in realtà. Se riuscirà a vincere le primarie del Democratic Party (ma dovrà aggiudicarsi ancora 70 delegati), la sua candidatura alla presidenza diventerà infatti ufficiale. E in tal caso l’appuntamento elettorale dell’8 novembre prossimo potrebbe davvero riservare qualche sorpresa.
Hillary Clinton non intende rinunciare all’opportunità di diventare (fattore inedito) inquilina della Casa Bianca (dove del resto ha  già vissuto dal 1993 al 2001 in qualità di first lady al fianco del marito Bill), ma soprattutto non è disposta a cedere le redini della maggior potenza mondiale all’outsider repubblicano Donald Trump, personaggio eccentrico e controverso di scarsa valenza politica ma illimitate risorse finanziarie.
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Scegliere lui sarebbe un errore storico“, ha ribadito da San Diego ai sostenitori democratici (i californiani dovranno recarsi alle urne il 7 giugno). “Ha convinzioni  diverse, pericolosamente incoerenti. Non possiamo nemmeno definirle idee: è una serie di declamazioni bizzarre, assiomi personali, menzogne assolute“.
Elementi  che non depongono certo a favore di una leadership, specialmente in un paese che spera di poter tornare presto a proiettare un’inopinabile immagine di autorevolezza  su uno  schermo ormai pesantemente offuscato dalle  molteplici problematiche globali.
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Ritiene di vantare esperienza nell’ambito degli affari esteri  solo per aver condotto lo show di Miss Universo in Russia e continua a credere che l’economia locale possa essere gestita al pari di un qualsiasi casino“, ha proseguito. “Se venisse eletto sarebbe capace di scatenare un conflitto nucleare semplicemente perché qualcuno gli è antipatico. L’intesa in merito a un corso di golf non attenta certo alla vita umana; però nel contesto mondiale non funziona così. La posta in gioco sul piano geopolitico non ha equivalenti nella sfera degli alberghi lussuosi: è decisamente superiore“.
Agguerrita e determinata, Hillary è consapevole dei rischi connessi a una decisione azzardata da parte degli statunitensi; pertanto non smette di rievocare gli attimi più critici di un passato recente – e dunque ancora vivido nella memoria collettiva – di cui è stata protagonista diretta. L’apprensione che nel 2011 aveva accompagnato  la spedizione dei Navy Seals in Pakistan (culminata con l’uccisione del capo qaedista Osama bin Laden), i consigli dispensati in veste Segretario di Stato a un Barack Obama allora quasi al termine del primo mandato presidenziale.
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Io so cosa implica un dispiegamento di truppe all’estero e sono in grado di assicurare una corretta azione diplomatica. Trump invece apprezza i dittatori come Vladimir Putin, non esita a prendere a pugni i nostri amici, inclusi il premier britannico David Cameron, il neo sindaco di Londra Sadiq Khan , la cancelliera tedesca Angela Merkel, il leader messicano  Enrique Peña Nieto e persino papa Francesco”, ha sottolineato. “Vuole precludere ai musulmani  l’ingresso nei confini nazionali (ripristinando contemporaneamente la tortura del waterbording a danno di soggetti posti sotto interrogatorio per sospetta collusione con il terrorismo internazionale, n.d.r.), abbandonare la Nato e incitare il Giappone a dotarsi di armi nucleari. E inoltre osa dichiarare che prigionieri di guerra quali John McCain non vanno ritenuti eroi. Ha un temperamento troppo instabile: non possiamo permettere che si giochi l’America ai dadi“.
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Esternazioni che tuttavia non sembrano aver inciso molto sulla tracotanza del tycoon. “Ho un carattere migliore e più duro rispetto a Hillary la Bugiarda, che ha completamente travisato la mia politica estera. Stavo quasi per addormentarmi al suono di quelle parole“, ha ironizzato. “Se vendesse i discorsi agli insonni guadagnerebbe un sacco di soldi. Una brutta performance: non è affatto all’altezza del ruolo a cui aspira“.
Trump non si è lasciato sfuggire la ghiotta occasione di  sferrare un ennesimo attacco alla rivale ricordando che “dovrebbe andare il galera per lo scandalo e-mailgate (su Clinton grava l’accusa di aver arbitrariamente utilizzato per fini amministrativi un server privato di posta elettronica, n.d.r). Lo affermo con onestà: è maledettamente colpevole“.
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Due personalità distinte quindi, altrettante interpretazioni del reale: da un lato la rabbia di un repubblicano fautore del declino di un paese “fondamentalmente debole, dall’altro la fiducia di una democratica conscia del fatto che la “tradizionale grandezza americana” è destinata a non tramontare mai.
Ed è emblematico constatare che – si evince  da un sondaggio condotto dall’agenzia Ispos tra alcuni esponenti di entrambi gli schieramenti  – la tendenza dei votanti parrebbe vertere sull’esplicito desiderio di scongiurare l’eventuale  trionfo avversario. A prescindere dal nominativo.

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