DI ANTONELLA SODDU
antonella soddu
Nell’ultima settimana appena trascorsa, tre fatti di cronaca che hanno visto coinvolti come vittime immigrati. Li riportiamo tutti. Sardegna. Tre immigrati romeni sono stati trovati, stanchi, affamati, disidratati, in stato confusionale lungo la strada S.S. 131 all’altezza di Nuoro. Due ragazzi di 25 anni e un uomo di 56 anni. Fortunatamente per loro si trovava a transitare in pattugliamento stradale una pattuglia della Polizia stradale. Per loro è finito l’incubo. Secondo quando hanno raccontato agli agenti – che hanno allertato subito il 118 – i tre uomini sono “scappati – dopo un mese di lavori forzati – da un ovile il cui proprietario, sardo, li maltrattava negando loro anche il cibo indispensabile e la possibilità di lavarsi e riposare.” Sono in corso le indagini e un fascicolo è stato aperto dalla Procura di Nuoro per appurare i fatti ma secondo il racconto dei tre, sono arrivati in Sardegna attirati da una promessa di lavoro e una sistemazione. Hanno invece trovato un ovile lager il cui proprietario li faceva lavorare tutto il giorno e parte della notte. Parma. Mohamed Habassi, tunisino, 34 anni e padre di un bimbo di 6 anni, è morto a seguito di una spedizione punitiva organizzata dal compagno della proprietaria della casa dove viveva. La sua colpa, quella di non aver pagato il canone di affitto negli ultimi mesi. Habassi è stato torturato e massacrato. Un inaudita violenza che lo ha portato alla morte. Nel catanese due immigrati, un romeno e un tunisino sono morti investiti da un auto alla cui guida c’era un italiano ubriaco. L’uomo già noto alle forze dell’ordine per numerosi altri precedenti, è stato rintracciato poche ore dopo il fatto , andando in escandescenze e pronunciando frasi offensive contro le vittime dell’incidente. Tre fatti di cronaca , tutti e tre con vittime e carnefici. Vittime straniere e aguzzini italiani. E il silenzio indifferente – quello che tanto ci ha indignato alla notizia della morte della giovane Sara – dei media e delle istituzioni. Un silenzio che – e non è un luogo comune dirlo – che pare voler dire che queste vite valgono meno di nulla per coloro che si sarebbero indignati se le parti fossero state invertite. Un silenzio che pare voler dire “le nostre vite valgono meno dei nostri soldi – e ancora – a noi possono ammazzare come bestie, tanto nessuno dice nulla. Nessuno saprà mai”. Nessuno saprà mai, o meglio, nessuno vorrà mai sapere . Parte di questa indifferenza è certamente responsabilità anche dell’informazione che ha un preciso ruolo strettamente legato ad accantonare quelle notizie che i cittadini non leggeranno. Proviamo per un attimo a pensare cosa sarebbe accaduto se i protagoniste delle storie suddette fossero stati italiani; sarebbero insorte intere comunità guidati dal politico di turno che inneggia alla delinquenza crescente che vede protagonisti immigrati. Si sarebbero aperte le porte di quei salotti televisivi spesso complici dei facili luoghi comuni favorevoli solo allo scopo politico. Complici del silenzio anche i frequentatori dei social su cui spesso e sempre più di frequente è più facile trovare condanne a prescindere rivolte ai migranti. E se per puro caso qualcuno si pone fuori dal coro in difesa di queste persone vittime degli “italiani brava gente”, diventa presto facile bersaglio. L’indifferenza è, a volte silenziose, a volte oltraggiosa. La cattiveria che scaturisce dall’ indifferenza si traduce in frasi come : “due in meno”. L’abbiamo letta in tanti, pochi si sono indignati. Molti l’hanno ripetuta a commentare la notizia – per esempio – dei due immigrati investiti e uccisi nel catanese. La morte per sevizie del papà tunisino è passata inosservata. Che c’è ne frega a noi, poi, non pagava l’affitto. Avremmo detto la stessa cosa se ad esser seviziato e massacrato di botte fino alla morte fosse stato il padrone di casa italiano? Avremmo detto “due in meno” se a morire investiti da un auto condotta da un rom ubriaco, fossero stati due italiani? E se ad esser sfruttati, umiliati, abbandonati fossero stati due italiani? Storie che passano, storie anonime perché cosi è meglio che sia. Al silenzio dei media, si aggiunge – e forse è anche peggio – quello delle istituzioni incappaci di dare giusto valore al principio che tutti cittadini sono uguali. Allora, non parliamo di indignazione a fronte dell’ indifferenza. E non parliamo di paura, di insicurezza per il futuro causata dalla crisi e dal problema dell’immigrazione incontrollata. Qui si tratta di cattiveria. Di mancanza di umanità perché l’uomo è davvero una bestia tra le più feroci.
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