DI CHIARA FARIGU
chiara farigu
Ero una bambina nel 1960 quando Cassius Clay vinse l’oro Olimpico ai Giochi di Roma. Nelle case dei paesi del Sud non c’erano le tv come oggi, per vedere gli incontri si andava nel bar del centro ed era festa. Ricordo mio padre ed i suoi amici che non riuscivano a stare fermi sulla sedia, mimavano ripetutamente, anche loro, affondi e ganci in sintonia col campione o indietreggiavano, fingendo di parare i colpi a loro volta. Per noi bambini era un doppio spettacolo, quello in tv e quello all’interno del bar.
A quei tempi tutti lo chiamavano col suo vero nome, Cassius. Era il più grande, il più forte: fu campione dei pesi massimi dal 1964 al 1967 e dal 1974 al 1978. Possedeva uno stile di combattimento tutto suo: agilissimo, veloce nello schivare i colpi dell’avversario, le sue gambe lunghe e toniche sembravano muoversi a ritmo di danza. “Vola come una farfalla ma punge come un’ape”, scrivevano i commentatori sportivi su di lui nel descrivere la sua tecnica che gli garantiva la vittoria.
Poi, nel 1964, la sua conversione all’Islam ed il nuovo nome: Mohammad Alì, perchè l’altro, quello che gli fu imposto, era da “schiavo” , disse.
Icona dello sport ma anche simbolo di ribellione politica, in quanto, all’apice della sua carriera osò sfidare il governo americano rifiutandosi di combattere in Vietnam per motivi religiosi. Decisione, la sua, che gli costò il ritiro della licenza da parte delle federazioni pugilistiche statunitensi. «Non andrò a litigare con i Vietcong. Nessuno di loro mi ha mai chiamato negro», dichiarò nelle interviste dell’epoca.
Negli ultimi tempi si erano aggravate le sue già precarie difficoltà respiratorie, cause di molti ricoveri, conseguenza della sindrome di cui soffriva da oltre un trentennio. Il morbo di Parkinson fu palese al mondo intero per il tremore delle mani mentre accendeva la torcia olimpica nel 1996, ai Giochi di Atlanta. Una malattia degenerativa, corrosiva che non ha impedito a Muhammad di restare attivo a lungo come figura pubblica. Nonostante la sofferenza soltanto negli ultimi anni si era del tutto ritirato a vita privata. Alcuni esperti sostengono che la malattia possa essere stata causata dai colpi presi sul ring nel corso della carriera. Ma queste tesi non hanno alcun riscontro medico- scientifico visto che il morbo colpisce, e piuttosto pesantemente, anche la gente comune.
Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta. Ieri , dopo aver preso a pugni la vita e la sua malattia come solo un grande sa fare, il suo addio definitivo
foto di Chiara Farigu.
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