DI ELEONORA DE SANCTIS
eleonora de sanctis
Nonostante le lotte alla mafia e gli arresti, che in questi anni in maniera massiccia sono stati condotti in Italia, ancora oggi dobbiamo assistere alla realtà degli “inchini” durante una processione religiosa, davanti la casa di un boss mafioso.
Corleone e l’ultima processione di domenica scorsa diventano già un caso. In via Scorsone 24, ecco che la statua di San Giovanni si inchina davanti alla casa di Ninetta Bagarella, moglie del capo dei capi di Cosa nostra, Salvatore Riina, che era affacciata in balcone. Il commissario di Polizia e il maresciallo dei Carabinieri, che erano presenti, hanno subito lasciato la processione, per inviare una relazione alla procura distrettuale antimafia. Dalle prime indagini si è scoperto che uno dei membri della confraternita di San Giovanni Evangelista, Leoluca Grizzafi, sia il cugino di secondo grado della Bagarella. Il parroco del paese, padre Domenico Mancuso si è detto “amareggiato”, mentre il vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennesi duramente espone la sua posizione: “Su episodi come questi non transigo. Ho già nominato una commissione d’inchiesta, aspetto la relazione. Intanto, ho proposto al questore di Palermo di stilare un protocollo d’intesa, per prevenire altri episodi: propongo che d’ora in poi anche le soste delle processioni siano concordate con le forze dell’ordine, per evitare spiacevoli sorprese“. Nei mesi scorsi lo stesso vescovo aveva imposto alle confraternite l’inserimento nel proprio statuto, di una clausola che così enunciava: “Nessun pregiudicato per mafia può far parte delle nostre associazioni“. Ma Leoluca Grizzaffi, in quanto incensurato, non aveva a quanto pare destato sospetti.
foto di Eleonora De Sanctis.

 

Annunci