DI ENNIO REMONDINO
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Ankara fa arrivare missili cinesi alle frazioni arabe degli anti-Assad. Mosca replica fornendo missili anti-aerei ai curdi. Un elicottero turco abbattuto dal Pkk. Tre aerei siriani abbattuto con missili cinesi fatti ‘filtrare’ dalla Turchia.
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Il video è apparso sul Web il 14 maggio scorso, precisa Giordano Stabile da Beirut su La Stampa. Si vede un guerrigliero con un lanciamissili a spalla, un elicottero turco che vola basso. E il missile, un Sa-18 di fabbricazione russa noto come Igla, parte e lo colpisce nella coda facendolo precipitare. Il guerrigliero era un combattente del Pkk curdo, il missile era russo, e l’elicottero abbattuto era turco. Guerra per procura, usando forze terze, quella in corso in Siria fra Mosca e Ankara.
In tutte i diversi conflitti hanno recentemente debuttato i missili anti-aerei portatili. Manpads, per i militari. Stinger per noi lettori di libri e di cronache, dal missile a spalla che gli americani fornirono ai mujaheddin afghani e che alla fine costrinse i sovietici alla ritirata. L’elicottero come arma d’attacco decisiva su certi territori, e il missile a spalla la difesa mortale contro gli attacchi dall’aria.
I missili portatili erano stati tenuti fuori sino a ieri dalla guerra civile siriana. Pericoloso fornirli a ribelli che combattono con gli islamisti di Al-Nusra. Sarebbe stata la Turchia a rompere il tacito embargo, accusa Mosca e sospetta Washington. Resta il fatto che nel 2016, nel giro di un mese, tre jet dell’aviazione siriana abbattuti: il 13 marzo a Kafr Nabudah dal gruppo Jaysh al-Islam il 5 aprile a Sud di Aleppo da Ahrar al-Sham; il 23 aprile a Est di Damasco da Isis.
Usati modelli cinesi FN-6, meno sofisticati di quelli russi e americani, ma disponibili sul mercato nero. A Mosca è scattato l’allarme. Ed è forse così spiegato il ritiro dei cacciabombardieri i Su-24 e Su-25, vecchiotti e vulnerabili, avvenuto nei mesi scorsi. Caccia sostituiti dai moderni elicotteri Ka-52, dotati di sistemi elettronici in grado di sviare i missili. Nuove armi in campo a questo punto su tutti i fronti.
Il Cremlino prima ha avvertito, poi ha fatto. Il 27 aprile un portavoce del governo ha avvertito che Mosca avrebbe potuto fornire missili a spalla al Pkk, se Ankara continuava a lasciare passare quelli diretti ai ribelli siriani. L’Igla russo che abbattuto l’elicottero turco il 13 maggio, sembra essere proprio il primo avvertimento. Lunedì il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha intimato ai turchi di ritirarsi dall’Iraq dove, con blitz aerei e truppe di terra i turchi colpiscono i rifugi del Pkk.
Secondo il premier di Ankara, Binali Yildirim, alcuni armamenti forniti dagli Usa alle milizie curdo-siriane del PYD per combattere Isis sarebbero finite nelle mani del PKK. La prova nei sequestri di armi sofisticate effettuati da Ankara. Tra queste armi, sostiene il governo turco, “c’erano lanciamissili anticarro di fabbricazione americana e svedese”, con un esplicito un chiaro riferimento al lanciarazzi anticarro Bofors AT-4 adottato da US Army e Marines e ceduti alle milizie curde in Iraq e Siria.
‘Il rischio di escalation è dietro l’angolo’, valuta Giordano Stabile. Sempre il ministro Lavrov è tornato a chiedere le scuse turche per l’abbattimento Su-24 russo, e la punizione dei ribelli filo-turchi che uccisero uno dei piloti. Sempre Stabile ci ricorda che la guerriglia del Pkk è stata sostenuta dall’Unione sovietica fino al 1990, e dal padre di Assad, Hafez, fino al 1998, quando Ankara minacciò di invadere la Siria. Assad cedette e cacciò il leader del Pkk Abdullah Ocalan, ora in prigione. Adesso si ricomincia?
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