DI GIORGIO MAURI
giorgio mauri
“Libertà e Giustizia” fu fondata nel 2002 da Umberto Eco, Enzo Biagi, Guido Rossi e tanti altri per “arricchire culturalmente la politica nazionale con le sue analisi e proposte”.
Presidente onorario Gustavo Zagrebelsky, presidente la professoressa Nadia Urbinati (da due mesi), vicepresidente Tomaso Montanari.
È di “GeL” l’iniziativa di organizzare un incontro al cinema Odeon di Firenze dal titolo “Il futuro della Repubblica. 70 anni di vita civile”. E’ prevista una lettura della costituzione in piazza San Firenze alle ore 12:30, ma il maltempo non permette di rispettare il programma. L’appuntamento è spostato alle 14 al cinema Odeon, in Piazza Strozzi.
Arrivo in auto e raggiungere un parcheggio non è facile. Entro all’Odeon alle 14:30 e mi trovo di fronte a una piena di persone entusiaste, che, a cinema gremito, si appoggiano in piedi lungo le pareti e si siedono anche per terra, pur di partecipare.
Arrivo in un clima molto caldo, sta parlando il presidente dell’ANPI Carlo Smuraglia, che non conoscevo assolutamente ma che ero curioso di vedere dopo le figuracce fatte dalla Boschi proprio a proposito dei partigiani.
Un uomo senza un filo di grasso, fiero, ancora scattante, con la voce ferma e il cipiglio di chi fa prendersi le proprie responsabilità. Proprio una bella persona.
È chiarissimo quando comunica a una sala attentissima e rapita dal suo discorso “si può parlare ancora di democrazia quando un Parlamento dichiarato incostituzionale mette mano ad una riforma del Senato e ad una legge elettorale a colpi di fiducia, strozzando il dibattito democratico, cambiando i membri della commissione se non sono d’accordo con l’opinione dominante? Non si può risparmiare sulle istituzioni democratiche: se non funzionano si fanno funzionare. Non è che si tagliano per risparmiare.”
Il suo discorso viene interrotto da uno scrosciare di applausi quando entra in sala il presidente onorario dell’Anpi di Firenze, Silvano Sarti. Pochi giorni prima Matteo Renzi aveva inaugurato la campagna del sì al teatro Niccolini e Silvano aveva beffato il premier con un secco “Al referendum voto NO”.
Carlo Smuraglia scende dal palco, abbraccia Silvano Sarti, e una intima commozione prende tutti noi di fronte a quei due eroi di altri tempi.
Fa piacere sentirgli dire che quest’anno gli iscritti all’ANPI sono aumentati di più di dieci mila unità.
Norma Rangeri, perfetta nel ruolo di padrona di casa, ha poi dato la parola a Gustavo Zagrebelsky. Lui è “raggiante”, “felice”. Con la spontaneità di un bambino dice a tutti: «credevo che saremmo stati quattro gatti e invece c’è una sala strapiena !».
Sente il bisogno di accumunare tutti e così sottolinea il fatto che anche loro sono lì sul palco senza nessun compenso.
Chi invece vuol metter mano alla costituzione è “un diverso”. L’attacco parte con una domanda alla “ministra” (non la chiama per nome) che suona all’incirca così: «mi scusi signora, lei che ha partecipato a scriverlo, potrebbe dirci, con parole sue, cosa c’è scritto nell’articolo 70 ? io non sono riuscito a capirlo».
A questo punto si sofferma sull’articolo 1, “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” E inizia a suonare il suo violino:
“L’Italia è una Repubblica”, ma non solo, “L’Italia è democratica”, ma non solo, “L’Italia è fondata sul lavoro” ma non solo “L’Italia è una Repubblica democratica”, ma non solo, “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro ”.
Oltre al lavoro fa anche riferimento alla assistenza sanitaria, ci ricorda che è altissima la percentuale di coloro che hanno una dentatura pessima, totalmente insufficiente, ma che non hanno i mezzi per curarsi.
Ed ora affonda l’attacco: «il governo non ha bisogno di cambiare la prima parte della costituzione per la semplice ragione che ha già raggiunto tutti quegli obiettivi».«A lui servono solo modifiche alla costituzione che gli permettano di governare incontrastato per decenni».
Ma Zagrebelsky si scuote e con il suo sorriso contagioso e vivace fa appello al nostro ottimismo con le parole di Foa: “sembravano inconvenienti e invece erano opportunità”
Applausi che scrosciano da tutto il teatro, una vera e propria ovazione.
È la volta di Paul Ginsgborg. Con un accento inglese piacevolissimo da ascoltare il bravo storico ci trasporta negli anni della fine della seconda guerra mondiale. Ci narra delle vicende dell’Inghilterra, della Francia e dell’Italia.
Bello l’aneddoto sul premier laburista Clement Attlee, che alla fine degli anni 40, riuscì ad ottenere due obiettivi molto importanti: dentista e occhiali per tutti. A al conservatore che gli chiese, in parlamento, dove prendesse i soldi per una operazione del genere rispose (all’incirca): secondo lei l’Inghilterra è una nazione che non può permettersi di risolvere problemi così banali ai suoi cittadini? [Inutile ricordare che quelle misure furono eliminate dalla Thatcher.]
È ora la volta del giovane Alessio Grancagnolo, colui che ha fatto le famose domande alla Boschi. È bello vederlo sul palco, ha fatto più di mille chilometri per arrivare a Firenze dalla sua Sicilia.
Parla appassionatamente, ricorda il documento delle J.P.Morgan che invita a cambiare la costituzione, si lancia in analisi molto ampie su tutto l’operato del governo. Fa piacere constatare che un giovane abbia una sensibilità così sviluppata sui problemi politici ed economici. Ci lascia rapidamente, appena terminato il suo intervento, perché ha l’aereo.
Ed eccoci al secondo intervento fiume: Landini.
Non lo avevo mai ascoltato dal vero. È uno tsunami, travolge tutto quello che gli si para davanti, ha un pathos e una capacità di comunicazione straordinari, ed ha anche una grande modestia.
Il problema che affronta è quello del lavoro, ci dice che andrà in Francia a partecipare alle loro manifestazioni, ci ricorda le nostre lotte per la difesa del contratto del lavoro nazionale, che sono un tassello dell’attacco di Renzi alle conquiste sociali del secolo scorso.
È un uomo capace di arginare un fiume in piena, ma è evidente che è molto provato dalle continue tensioni a cui è sottoposto.
A questo punto l’intervento della presidente, Nadia Urbinati. Precisa, documentata, un po’ imbarazzata dal fatto di dover parlare dopo quel “mostro” di Landini. Ci narra della costituzione, dei padri fondatori, e poi gli sfugge una piccola perla: il documento del giugno 2013 sull’area Euro della J.P.Morgan (‘The Euro area adjustment: about halfway there’) che si lamenta di “esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni “ fu presentato per la prima volta in occidente, uguale nella sostanza, proprio dalla Trilateral nel lontano 1975. Un vizietto che non è andato perso.
La signora Laura Barile chi ha sottolineato l’importanza della rappresentanza, proprio quella che con il parlamento di nominati vogliono toglierci. Piero Calamandrei e Paolo Barile si erano posti l’obiettivo di spiegare agli italiani il motivo per cui era necessaria una Costituzione. E essa doveva essere letta e capita da tutti (non è e non deve essere un oggetto per esperti in materia).
Travaglio ci ha deliziato con le storielle sul sì, con le dichiarazioni in difesa della costituzione fatte in passato da coloro che oggi vogliono cambiarla (a anche in maniera più tranciante), con gli “scienziati” schierati con Renzi (che tali proprio non sono) . Poi ha invitato, e lo ripeto da tempo, e evitare difese della costituzione cavillose, tecniche. Se alla gente si dice che il Senato mantiene privilegi, nominati, impunità allora vota NO, se gli dice che rappresenta una pericolosa svolta autoritaria, fascista, probabilmente vota SI’ e con convinzione, perché di fascistelli in giro ce ne sono davvero tanti.
L’intervento di Nando delle Chiesa mi è piaciuto molto. Ha messo l’accento sul fatto che la nostra costituzione è datata, va aggiornata, perché i nostri padri non potevano prevedere una diffusione dei media come quella che abbiamo avuto, ed è giusto avere delle norme ben formulate su quei problemi.
Ha ricordato che la costituzione europea (che non è in vigore perché alcuni stati hanno avuto un referendum negativo) parla del diritto di rappresentanza di ogni suo cittadino , e quindi della scelta non di un partito ma di una persona ben precisa, denunciando la porcheria delle nomine di Verdini, Renzi, Fassino, Franceschini e chi più ne ha più ne metta.
Ha chiuso ricordandoci che Renzi ha riempito con fiorentini tutte le poltrone a disposizione, proprio in perfetto stile democristiano, alla faccia della sua proclamata “politica onesta” da raccontare ai ragazzi delle elementari.
Tralascio qualcosa ma non posso non menzionare Gustavo Zagrebelsky che, entusiasta come all’inizio quando ha visto il cinema strapieno, ha ripreso la parola e ha poi chiuso dandoci l’appuntamento al 2 ottobre (o al 3, dipende da come si procederà), rammentandoci che se avrà vinto il NO festeggeremo, e se avrà vinto il SÌ ci uniremo nella lotta per riacquistare le nostre libertà. [la sensazione che ha dato è stata: l’importante è essere di nuovo tutti insieme :–))]
È stata una boccata di ossigeno vedere tutte quelle persone partecipare appassionatamente a quell’incontro. Mi ha ricordato la fine degli anni 50 e gli anni 60, quando la gente parlava nelle piazze, tutte le sere, senza farsi bere il cervello da una televisione che si sta dimostrando il narcotico più devastante presente sul mercato.
foto di Giorgio Mauri.
Annunci