DI ALBERTO TAROZZI

Università degli Studi del Molise

Un paese europeo prende posizione sul massacro degli armeni, definendolo genocidio e Erdogan ritira l’ambasciatore.Giustamente notava su ”la Stampa” Gian Enrico Rusconi, forse il massimo politologo nostrano in materia di Germania, quello che stupisce non è l’atteggiamento di Erdogan, ma la scelta dei tempi da parte del Bundestag.
Alberto Negri, sul Sole 24 ore ricorda reazioni analoghe del leader turco quando il Papa si sognò di parlare di genocidio armeno. Curiosamente Facebook proprio oggi mi ricorda di quando tre anni fa, nel mio piccolo, segnalai una svolta negativa nei rapporti tra Erdogan e Sarkozy, per un pronunciamento del governo francese sul medesimo genocidio.
Per non parlare di Ennio Remondino, che fin dai tempi della sua corrispondenza Rai da Istanbul segnalava l’allergia dei Turchi per chiunque si sognasse di formulare il termine ”genocidio” in relazione alla questione armena.
L’ipocrisia dilagante della guerra umanitaria nei Balcani ci aveva fatto credere che la Turchia fosse il portavoce dell’islam ”buono” che rompe coi soggetti pericolosi che tengono alto il prezzo del petrolio (come Iran e Siria) e simpatizzano con Mosca.  Una supplenza che la diplomazia turca svolse nei Balcani in supplenza dell’Europa, discorsi coi Paesi Arabi, magari cominciando proprio da lì a costruirsi un suo spazio di potere autonomo, che ancora oggi si presume le permetta di mantenere qualche rapporto pericoloso coi foregn fighters che circolano in Bosnia e Kosovo.
Che le opposizioni nelle carceri turche e i curdi più in generale soffrissero le pene dell’inferno ce ne accorgemmo solo in seguito.
Ancora pochi anni fa l’asse Turchia Israele era forte e le modalita’ di accerchiamento della Siria (come l’interruzione del flusso dei fiumi che dal territorio turco portavano acqua alla Siria) troppo importanti perchè i media occidentali disturbassero il governo turco. Chi avanzava dubbi sul rispetto dei diritti umani da quelle parti veniva tacciato di leghismo antiislamico.
Poi che succede? che la Turchia, con Erdogan, ha una crescita economica forte, anche se diseguale, tipica di taluni regimi autoritari, di quelle che fanno crescere le rivolte molto più della miseria più nera.
Seguono manifestazioni di piazza e repressione.
Ma aumenta anche il consenso al Presidente, che decide di giocare sempre più in proprio. A quel punto la Merkel capisce che i Turchi detengono un potere autonomo in area balcanica, di cui occorre tenere conto. Quindi la Germania fa da pompiere alle tensioni slavo albanesi nell’area, per togliere a Erdogan spazi ricattatori, ma stende anche una mano piena di euro a Erdogan sulla questione profughi per bloccare il flusso lungo il ”corridoio”.
Ma la Merkel da sola non gliela può fare, se in materia di ricollocazione dei richiedenti asilo si trova di fronte il muro di Francia e Gran Bretagna può vincere una battaglia ma non la guerra e la guerra non la si perde solo grazie a una tregua organica coi Turchi.
Qui per la Merkel insorgono problemi di politica interna. Deve quanto meno dimostrare che nei confronti di Erdogan è in grado di trattare da una posizione di forza. Soldi e occhi semichiusi sui diritti umani devono corrispondere all’arresto di un flusso di profughi che porta la maggioranza dei tedeschi ad accusare Angela di buonismo. Qui gli affari si complicano e la politica della Merkel va in crisi. Forse lo stesso governo tedesco non è del tutto compatto al suo interno e forse la stessa Merkel non dice quello che vorrebbe. E’ dai tempi degli incredibili fatti di Colonia, con la polizei ”incapace” di tenere sotto controllo una banda di balordi, che si può pensare che la strategia di Frau Angela debba temere soprattutto il fuoco amico.
Ripetiamo dunque, con Rusconi, che ciò che stupisce, nella vicenda del genocidio armeno non è l’atteggiamento, scontato, di Erdogan, ma la scelta dei tempi da parte del Bundestag.
Un fuoco amico che impone qui e ora alla Merkel un braccio di ferro col leader turco, dall’esito incerto. Proprio adesso che la crisi siriana non evolve come Erdogan avrebbe voluto e il sultano cerca in tutti i modi di rafforzare in altro modo la sua immagine. E’ una questione che riguarda l’Europa, la questione dei Balcani, il Medio Oriente e i profughi. Non ultimo riguarda anche noi e i dubbi sull’esito incerto del braccio di ferro turco tedesco non suscita solamente la curiosità tipica degli spettatori.
https://www.facebook.com/alberto.negri.9469/posts/536506489867589
Notizie, quotazioni e approfondimenti in tempo reale di finanza, borsa, fisco e tasse, norme e tributi, gazzetta ufficiale, valute e cambio valute, azioni, fondi e obbligazioni, cronaca, mutui, prestiti, assicurazioni, lavoro, cerca lavoro, shopping…
quotidiano.ilsole24ore.com
Annunci