DI DINO GIARRUSSO
Dino Giarrusso
Dario Fo e Roberto Benigni sono due grandi italiani. Due ottimi attori, due che hanno fatto grande il nostro paese, cui hanno dato tanto. Uno ha vinto il Nobel, l’altro due Oscar.
Entrambi hanno osteggiato ferocemente l’attività politica di Silvio Berlusconi. Entrambi per questo sono assurti a miti assoluti, simboli, idoli, maestri da imitare, citare, ricordare. Due bandiere della sinistra che piacevano a tutti, dai moderati anti-berlusconiani ai compagni inkazzati da centro sociale.
Da quando Dario Fo ha abbracciato il progetto politico del Movimento 5Stelle, è diventato improvvisamente nel giudizio di molti da grande mito a vecchio coglione, sfigato, rincoglionito, acido, poveraccio. Questo in pubblico. In privato ho sentito dire molto di peggio: è una merda, è un fascista, è un vecchio di merda che di politica non ha mai capito un cazzo. Stiamo parlando di Dario Fo, signori, un compagno vero, uno che ha speso il proprio tempo e il proprio denaro già dagli anni ’60 e ’70 per i diritti dei lavoratori, che è stato ostracizzato dalla RAI, che si è speso in prima persona con la moglie Franca per i diritti delle donne, per l’ambiente, per ogni battaglia politica e sociale che valesse la pena essere combattuta. Uno a cui i fascisti la fecero pagare in ogni modo, compreso danneggiare le auto fuori dai suoi spettacoli, cosa successa personalmente anche a me ancora nel 2001, non negli anni di piombo.
Eppure l’epoca è questa, la delegittimazione del M5S è ciò che più sta a cuore ai conservatori di ogni colore, e per questo, per lo sgarro dell’apertura a quel Movimento, Dario Fo è improvvisamente diventato un cesso, e questo non solo nelle chiacchiere da salotto: i giornali hanno smesso di trattarlo come vate, e lo hanno possibilmente ignorato o sottilmente trattato come si farebbe con un vecchio nonnetto che non sa più quel che dice. Specie Repubblica, che invece ai tempi di Fo antiberlusca lo intervistava pure per chiedergli un parere sulla salama da sugo, osannandolo a priori.
Ora: secondo me fare lo stesso errore con Benigni è una furibonda cazzata. E continuerebbe solo a render ancora più mefitica l’aria in questo paese, che Renzi con la sua autorfeerenzialità sta riuscendo a dividere persino più di quanto fece Berlusconi, il che rappresenta un record inimmaginabile fino a pochi mesi fa.
Lasciate stare Benigni e le sue giravolte sulla Costituzione. Criticatelo per i film, per il suo lavoro, e se volete anche per le sue posizioni politiche, certo. Ma rispettandolo sempre, e senza mai dimenticare che è stato un eccellente attore, un regista che ha vinto l’Oscar, una stand-up comedian di livello mondiale, uno che ci ha fatto ridere tanto.
A me la riforma della Costituzione non piace per i suoi contenuti, ed è su quello che bisognerebbe discutere, non si altro.
Roberto Benigni ha come tutti il diritto di votare come vuole, così come Dario Fo e come qualunque cittadino italiano. Basta risse, basta delegittimazione: non serve a nulla.
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