DI VINCENZO PALIOTTI
vincenzo paliotti
Si è spento stanotte Muhammad Ali, al secolo Cassius Clay, il più grande della storia di questo sport, così lo definiscono gli addetti ai lavori. Nato a Louisville nel Kentucky il 17 Gennaio 1942 Alì è diventato leggenda non solo per i suoi match ma anche per le sue lotte contro la discriminazione, il suo rifiuto di indossare la divisa dell’US ARMY e combattere in Vietnam che gli costò il ritiro della licenza di pugile da parte delle commissioni atletiche pugilistiche. Ai giornalisti che gli chiedevano: “Alì sai dov’è il Vietnam?” lui rispondeva: “Si in TV” aggiungendo: “Non ho niente contro i Vietcong , loro non mi hanno mai chiamato negro”. Alì insieme al campione divenne personaggio perchè le sue interviste erano vere e proprie “rappresentazioni” che Alì metteva in scena prima, durante e dopo gli incontri quando irridendo gli avversari dichiarava a tutti “io sono il migliore, il più grande e tutti lo seguivano, sorridevano senza eccepire perché era vero: era il migliore, il più grande! Anche sul ring Alì era uno spettacolo, con il suo gioco di gambe unico, la sua velocità di esecuzione, gli spostamenti rapidi era veramente unico aveva la leggerezza di un peso medio, frutto questo di un lavoro scrupoloso e costante al quale Alì’ non si sottraeva da grande professionista. Vinse, da medio massimo, l’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Conquistò il titolo mondiale dei pesi massimi nel 1964 contro il campione in carica Sonny Liston. Appena il giorno dopo la conquista del titolo Cassius Clay si convertì alla fede islamica assumendo il nome di Muhammad Alì. Vinse la rivincita in una sede secondaria perché le massime sedi tipo Las Vegas, Atlanta, si erano rifiutate di ospitare il match di Alì “disertore” e per lo più convertito all’Islam. Cominciò così la sua lunga carriera ma cominciarono così anche le sua vicissitudini. Vicissitudini che lui affrontò senza batter ciglio sapendo che queste avrebbero limitato la sua carriera di pugile. Ma lui ciò nonostante non tradì mai la sua missione e i suoi principi. Un campione sul ring ma un esempio ed un simbolo per chi lottava contro la discriminazione e per la pace. Negli ultimi anni ha dovuto combattere anche contro i suoi mali, specialmente contro il morbo di Parkinson. Toccante l’immagine di Alì mentre con la mano tremante cinge la fiaccola e accende la fiamma Olimpica nel braciere delle Olimpiadi di Atlanta nel 1996. In quell’occasione gli fu data una copia della medaglia da lui vinta a Roma nel 1960 e che Alì gettò nel fiume Ohio perché entrato in un ristorante a Louisville, sua città natale, il personale del ristorante si rifiutò di servirlo perché il locale era vietato alle persone di colore. Addio Alì, addio campione non ti dimenticheremo anzi porteremo il tuo ricordo alle generazioni future quale grande atleta ma anche per l’esempio e l’impegno con il quale Alì si è battuto contro la discriminazione razziale e per la pace tra i popoli della terra, argomenti quanto mai attuali e per i quali Alì non ha esitato a mettere in gioco la sua esistenza. Grazie Campione, grazie per tutto questo.
foto di Vincenzo G. Paliotti.
Annunci