DI SIMONA CIPRIANI
simona cipriani
Parlare di Muhammad Alì unicamente per i suoi successi sportivi è riduttivo. È importante, invece, evidenziare il suo grande impegno politico e sociale che, con coraggio e grande determinazione, ha portato avanti per tutta la vita.
L’incontro più impegnativo Alì l’ha combattuto contro il razzismo e contro la guerra, prendendo posizioni che gli procurarono rinunce dolorose e anche umiliazioni.
Cassius Marcellus Clay jr era il suo nome di battesimo. Nome che poi cambiò in Muhammad Alì all’indomani della sua conversione all’Islam che avvenne ufficialmente dopo la vittoria dell’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960.
Il primo gesto romantico di rottura contro il sistema era stato gettare la medaglia conquistata nel fiume Ohio ma ancora non aveva rivelato completamente al mondo la sua vera natura di rivoluzionario pacifico che , lo portò, qualche anno dopo a disertare la chiamata alle armi in Vietnam. “Nessun vietcong mi ha mai chiamato negro” dichiarò alla stampa per giustificare la sua decisione.
La diserzione gli comportò una condanna a cinque anni di reclusione che lo allontanarono dal ring forzatamente nel pieno delle sue potenzialità atletiche.
Fu proprio in quegli anni sessanta di grande fermento mondiale che Muhammad si avvicinò alle lotte condotte da Martin Luther King e Malcom X con il quale ebbe un rapporto di grande amicizia e condivisione di ideali.
Nel 1974, dopo che gli era stata revocata la condanna per diserzione, Alì, riprese i combattimenti con l’incontro perso ai punti contro Joe Frazier e con la conquista del campionato del mondo AMB nella storica sfida con George Foreman.
Gli anni successivi segnarono la parabola discendente di Muhammad Alì che concluse la sua carriera nel 1981.
Da quel momento in poi il suo impegno fu interamente dedicato a campagne pacifiste e alla diffusione dell’Islam.
Nel 1991 si recò a Baghdad per un incontro con Saddam Hussein allo scopo di evitare la guerra con gli Stati Uniti di Bush.
Portando con grande dignità e coraggio la croce della sua malattia, era stato colpito ancora in giovane età dal morbo di Parkinson, Muhammad ha continuato le sue battaglie di pace, in difesa dei diritti civili mantenendo sempre il suo ruolo di spirito guida della popolazione afro-americana e concludendo la sua gloriosa esistenza il 3 giugno del 2016 all’età di 74 anni.

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