DI CHARLOTTE MATTEINI

charlotte matteini

C’è una cosa di cui noto si sta parlando un po’ troppo poco: la riforma del processo penale, in particolare della prescrizione. I senatori Cucca e Casson hanno presentato una serie di emendamenti per modificare l’originale proposta di legge. Due, in particolare, se fossero approvati in via definitiva, modificherebbero in maniera drastica il principio di prescrizione: al vaglio, infatti, c’è un emendamento che sancirebbe il blocco della prescrizione nel momento in cui il tribunale emani una sentenza di primo grado.
Il secondo, invece, prevede che la prescrizione non venga più calcolata a partire dal momento in cui si commette il presunto reato, ma da quando la notizia di reato perviene all’attenzione del pubblico ministero. Un modo per permettere ai giudici a una sentenza di condanna, impedendo ai colpevoli di sfuggire alla pena, in pratica.
Punto cruciale: cosa comporterebbero queste modifiche, in sostanza? Una cosa molto semplice e decisamente non positiva: l’allungamento esponenziale dei tempi del processo penale. Non essendo più gli inquirenti obbligati a rispettare delle tempistiche ben precise, il rischio è che i processi diventino dei veri e propri calvari, di durata indefinita.
La prescrizione, nell’ordinamento penale, ha una ratio ben precisa: non solo serve a contingentare i tempi del processo, ma è stata istituita soprattutto perché lo Stato, dopo un certo lasso di tempo, perde l’interesse nel perseguire il reato, tantomeno sarebbe possibile comminare condanne che mirino alla rieducazione del reo. Non solo, se i tempi si allungano troppo, finisce che anche il diritto alla difesa dell’impuntato viene compromesso.
Per quanto un certo tipo di stampa ed esponenti politici vogliano far credere che questo tipo di riforma sia essenziale per riuscire a condannare tutti i colpevoli di corruzione et similia, il gioco non vale la candela. Soprattutto sovverte il principio fondante dello stato di diritto: dalla presunzione di innocenza, si passa a sostenere l’esistenza di una sorta di presunzione di colpevolezza, costringendo qualunque imputato – innocente o colpevole che sia – a subire calvari giudiziari di durata illimitata.
Questo populismo penale non produce mai buoni effetti. Anzi rischia, di riflesso, di produrre danni incalcolabili al sistema giudiziario. Contenti voi.

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