DI FERNANDO CANCEDDA

fernando cancedda

Oggi si vota per le amministrative. Non mi preoccupa tanto la quantità della partecipazione, su questo potrei essere d’accordo con  Ilvo Diamanti,  che stamani sulla Repubblica scrive che non c’è da sorprendersi della crescita dell’astensione, visto che “dovunque è un fiorire di liste civiche e personali, spesso sconosciute ai cittadini meno informati”. D’altra parte a Londra “è stato eletto sindaco il laburista di origine pachistana Sadiq Khan. Ha votato meno della metà degli aventi diritto. Ma a nessuno è venuto in mente di discutere la legittimità del voto. Nè il fondamento della democrazia in Inghilterra”.

Non mi preoccupa quindi tanto la quantità dei votanti. Mi interessa invece, e parecchio, la qualità della partecipazione al voto. Se a votare vanno o non vanno i più informati, i più colti, i più impegnati nel volontariato culturale e sociale. Se vanno o non vanno i giovanipiù delusi da una classe dirigente incapace e corrotta, i disoccupati e i precari stanchi di cercare un lavoro serio che non si trova e delle chiacchiere del governo, i pensionati che assistono sgomenti al tentativo di recuperare a loro spese le entrate che non si riesce a recuperare con una finta lotta all’evasione fiscale,  gli iscritti e gli elettori di un partito che pretende di rappresentare la sinistra  con il beneplacito della Confindustria e lo scontro quotidiano coi sindacati. Mi interessa, e parecchio, se ai seggi si vota sul merito dei programmi e delle risposte date ai problemi del territorio oppure sulla simpatia di questo o quel candidato, peggio ancora in cambio di qualche favore personale, accordato o promesso.

Mi interessa sapere se è proprio vero, come ripete in questi giorni Renzi, che “non si vota sul governo”. “E di grazia – ha commentato ieri Corradino Mineo sul suo blog –  su cosa si vota domani se non pro o contro Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini? Programmi stantii, candidati modesti, soldi pochi, la rinascita dei comuni è già finita”. Sui giornali e in televisione, dove ormai inevitabilmente si svolge gran parte della campagna elettorale, le questioni locali sono decisamente in sottordine rispetto alle polemiche sul governo e soprattutto sul referendum di ottobre destinato, questo sì, a gravare seriamente sugli sviluppi futuri della nostra democrazia parlamentare. Stando così le cose e vista la difficoltà dei partiti a sviluppare al loro interno una partecipazione democratica  che vada oltre la sequela di questo o quel leader, mi chiedo se questo compito non potrebbe essere svolto dalle tante liste civiche che si sono presentate a queste elezioni, quelle autentiche s’intende.Stabilizzate in associazioni e movimenti, potrebbero finalmente dar vita al compito principale che la Costituzione, con l’articolo 49, aveva affidato ai cittadini iscritti ai partiti.Concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Non soltanto con il voto, ma con il controllo e la proposta permanenti.

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