DI LUCA SOLDI
luca soldi
Corleone continua ad inchinarsi di fronte a Toto Riina. Il 41bis sembra averlo minato nel fisico ma non aver scalfito minimamente la sua autorità nel paese dove regnava incontrastato.
Ed il simbolo evidente che il prestigio del boss continua ad aleggiare sulle case di Corleone e’ l’inchino che gli e’ stato riservato durante una celebrazione religiosa, pochi giorni addietro.
E’ accaduto che durante la processione di San Giovanni Evangelista che ha attraversato le strade di Corleone, il corteo, si è fermato per un “inchino” davanti alla casa dove abita Ninetta Bagarella, la moglie del capo di Cosa Nostra, Totò Riina. L’episodio e’ stato ricostruito dal quotidiano La Repubblica che racconta del commissario di polizia e del maresciallo dei carabinieri, che avrebbero lasciato subito la processione ed inviato una relazione alla procura distrettuale antimafia. Dai primi accertamenti sarebbe emerso che uno dei membri della confraternita di San Giovanni Evangelista, Leoluca Grizzafi, sarebbe cugino di secondo grado della Bagarella e questi potrebbe aver dato qualche indicazione sulla “sosta” improvvisa. Intanto, mentre la società civile ha protestato in varie sedi, anche parroco, padre Domenico Mancuso, ha preso le distanze, decisamente amareggiato: “Ho ribadito alle forze dell’ordine che non è mia usanza sostare davanti ai potenti o pseudo potenti quella non era una sosta prestabilita, è accaduto. Mi rendo conto che ci voleva più prudenza”. La vicenda non poteva non condizionare la recentissima sentenza della Cassazione che nei giorni scorsi,ha giudicato inammissibile il ricorso dei legali del boss che chiedevano un ammorbidimento del regime di carcere duro per il boss dei boss. Si e’ così ritenuto che Totò Riina e’ in possesso di una “elevatissima pericolosità sociale” e di una profonda “capacità” di “mantenere i contatti con la cosca mafiosa di appartenenza”, quella appunto dei ‘corleonesi’. Corleone così, continua ad essere considerata la ‘roccaforte’ di Riina ed il paese gli mantiene rispetto tributandogli devozione, come testimonia l’episodio dell’inchino della processione di San Giovanni. Per i supremi giudici il provvedimento “dà conto, esponendo una copiosa serie di precisi riferimenti ai dati desumibili da tutti gli atti disponibili, della specifica valutazione circa la elevatissima pericolosità sociale del Riina e, con un ragionamento adeguato, perviene, in considerazione della mancanza di elementi significativi atti a denotare il venir meno della capacita’ del detenuto di mantenere i contatti con la cosca mafiosa di appartenenza, alla conclusione del carattere attuale di tale capacità e quindi della permanenza dei presupposti per l’applicazione” del ‘carcere duro’. Cosi’ il ricorso di Riina è stato dichiarato “inammissibile” con condanna a pagare mille euro alla Cassa delle Ammende. Fra tutti il commento più duro e’ arrivato dal vescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, che ha denunciato “Su episodi come questi non transigo. Ho già nominato una commissione d’inchiesta, sono in attesa di una relazione, intanto, ho proposto al questore di Palermo di stilare un protocollo d’intesa, per prevenire altri episodi: propongo che d’ora in poi anche le soste delle processioni siano concordate con le forze dell’ordine, per evitare spiacevoli sorprese”.
 
foto di Luca Soldi.

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