DI ANTONELLA SODDU

 

antonella soddu

Sto riponendo dentro l’armadio la borsa che per tutti questi mesi, da settembre scorso a oggi, mi ha accompagnata per tante sere a scuola. L’ osservo e quasi sento che riponendola dentro una scatola, chiusa, orfana dei libri che ha custodita, di farle un torto. La sfioro con delicatezza, la borsa. Un po’ scusandomi per le volte che l’ ho riposta di mala grazia per questo o per quell’altro motivo. Me la son presa con lei quando ho preso un tre in matematica. Un po’ come quando si strattona qualcuno che magari ha avuto il solo torto di passare la nel momento sbagliato. Mi trattengo ancora qualche minuto. Chiudo gli occhi e ripenso alla mattina del 9 settembre 2015. Ho lavato di buon ora la borsa. Ho usato un detersivo profumato. Ho contato le ore, sembravano non passare mai, e la borsa stesa al filo non asciugava. La borsa. Ma voi che sapete cos’è una borsa per una donna, vi siete chiesti cos’è la borsa di scuola? in realtà l’avevo dimenticato pure io. L’ultima volta che ne avevo usata una, avevo 16 anni e a quell’età la borsa non sai cosa sia. Ci metti i libri, la mattina presto, quando ancora il cuscino ti accarezza il collo e chiede ancora cinque minuti del tuo tempo. Mentre fuori dalla porta la voce squillante di mamma, ti urla contro – “sono le 6.30 svegliati che perdi il treno”. La borsa, la porti a scuola ma quasi non sai d’averla. Alla panchina della stazione, le borse stanno sotto. Al massimo le usi per sedertici sopra. A 16 anni la borsa è molto leggera. Come l’adolescenza. A 44 anni ha il peso del tempo andato senza che tu l’abbia portata e accompagnata con la dovuta osservanza. Sei già sveglia, anche tu dalle 6.30, hai preparato colazione, hai fatto la spesa, preparato il pranzo, e tra la pentola del sugo, la telefonata dell’amica, il caffè della vicina, il divano con i panni da stirare, la cena da preparare per la sera, si son fatte le 18.30 e devi andare a scuola. Si invertono le parti, e fuori dalla porta, magari, è tua figlia che ti urla – “mamma, sono le 18.30, devi andare a scuola oggi?” Allora, guardi la borsa. La borsa, a 44 anni, ha il biglietto del viaggio nel tempo in avanti. Ci guardi dentro e scopri che oltre ai libri c’è lo spazio della convivenza con mondi diversi. Il mondo di quei ragazzi giovani compagni di scuola che avevano anche loro una borsa come la tua. Ma a 44 anni, la borsa ha diverso il peso del tempo di una vita aperta. La borsa. L’hai messa sul banco blu di scuola. Perché oggi i banchi di scuola sono blu. Dicono che fa sensazione di tranquillità. Mi piace il blu. Mi ricorda l’amore. Quello forte. Ieri erano verdi. Avevano ancora il calamaio. Li ricordo. Sotto, il poggia libri. Dalla borsa tiravi fuori i libri; li riponevi sul poggia libri, affianco ci finiva il panino che mangiavi di nascosto. Attento ad ogni morso che il maestro non ti vedesse. Perché poi, erano dolori. Il mondo della scuola è cambiato. La borsa, però, mi ha detto che non cambia l’essenza; la cultura, la conoscenza, la crescita umana, l’ occhio che scruta attento il tempo. La borsa è lì. Il tempo delle vacanze è arrivato. Il ponte è stato costruito, il camino per portalo alla sponda più lontana si può affrontare. La borsa non voglio riporla vuota; ci metto dentro un quaderno e una matita. Il silenzio scandito dal suono dell’ultima campanella che avvisa la fine delle lezioni. Solo la borsa prosegue la lezione.

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