DI EMILIA URSO ANFUSO
EMILIA URSO ANFUSO
Con il risultato referendario del Giugno 1946, gli italiani decisero che l’Italia, dovesse avere – come forma di Stato – il modello repubblicano.
Era l’Italia appena uscita dal ventennio fascista, dalla dittatura e da una guerra lunga e sanguinosa.
L’avvento della Repubblica, portò in Italia una ventata di novità. Si iniziò a introdurre il criterio di Democrazia, sconosciuto a tutti i cittadini, e a parlare di libertà e diritti civili, altri due criteri assolutamente sconosciuti alla popolazione.
Per far comprendere alla popolazione di allora, cosa fosse la Democrazia, furono creati i partiti politici. Era un modo per far comprendere come, solo attraverso la pluralità, si potesse sconfiggere l’obbrobrio dell’autoritarismo dittatoriale.
La gente quindi, iniziò a vivere sapendo di poter avere idee diverse, senza per questo dover temere di essere giustiziati davanti a un plotone di esecuzione.
Per confermare alla popolazione, la volontà collettiva della componente politica di allora di voler davvero rendere libero e democratico vivere nel nostro paese, fu realizzato un documento: la Costituzione Italiana.
In questo documento, sono scritte cose molto semplici, in maniera particolarmente chiara, in modo da essere comprensibili a tutti: proprio il criterio di semplicità e chiarezza, sono alla base di qualsiasi vero sistema di Stato a regime democratico.
Furono elencati, articolo per articolo, i diritti fondamentali dei cittadini, le regole che i partiti politici devono osservare, la gestione dello Stato.
Purtroppo però, questo documento – che avrebbe dovuto essere distribuito a ogni singolo cittadino affinché lo imparasse a memoria – restò fin dalla sua ratifica, negli scaffali istituzionali ed era, ed è ancor oggi, orfano di un articolo fondamentale: quello che doveva imporre l’obbligo di studio e comprensione della Costituzione, fin dalle scuole elementari.
Nel corso dei settant’anni che ci dividono dal giorno della ratifica della Costituzione Italiana, nulla è stato fatto per far si che gli articoli fossero messi in atto.
Da un lato, si sono create le basi della Democrazia, dall’altro si è fatto in modo che la Democrazia non venisse mai davvero concretizzata.
Dal 1946 ad oggi, la politica – ormai plurale – non ha fatto altro che procedere per contrastare la piena attuazione della Costituzione, che avrebbe significato rendere la gente edotta dei propri diritti inalienabili e anche, renderla cosciente del fatto che, la messa in opera di ogni singolo articolo, avrebbe reso impossibile alla politica, una nuova forma di regime autoritario.
Di governo in governo, si è operato fondamentalmente, per tornare alla fase precedente alla ratifica della Costituzione Italiana. E’ stato un processo lungo, ma nemmeno tanto: 70 anni, nel corso della Storia, è il tempo di uno sbadiglio.
Ovviamente, nei primi anni dopo la ratifica, si è fatto pensare alla popolazione italiana che non vi sarebbe più stato alcun rischio di tornare a subire un regime dittatoriale. La gente col tempo, si è rilassata. Ci ha creduto. Ha dimenticato l’importanza di conoscere la Costituzione italiana e di capire – di conseguenza – i valori della Democrazia.
Ciò che sta accadendo ora, è davvero inquietante: una Costituzione mai davvero messa in atto, viene modificata. Non per migliorare la condizione del popolo, ma per tornare a un regime simile a quello precedente alla costituzione della Repubblica Italiana.
Vi faccio un esempio pratico: ciò che sta accadendo in Francia e in Belgio, è la ribellione di due popoli a riforme che noi abbiamo accettato senza battere ciglio. Le popolazioni si oppongono strenuamente alla messa in atto della cancellazione dei diritti civili. Il Jobs Act francese, è simile al nostro. La differenza: in Francia il popolo si oppone, da noi no.
In molte nazioni europee, si parla di riforme costituzionali. La differenza tra le riforme costituzionali delle altre nazioni europee e la nostra, è solo una: il popolo italiano non si ribella.
Probabilmente, gli altri popoli, maggiormente abituati a partecipare attivamente alla vita politica della nazione in cui vivono, e di conseguenza a mettere in atto  gli articoli della loro Costituzione, non ci stanno. Non ci stanno al fatto che il governo in carica, assuma il potere di negare diritti umani fondamentali.
Da noi, no.
Probabilmente, nelle altre nazioni europee, la gente ha letto e legge, ogni tanto la Costituzione, o comunque, non ammette tanto facilmente, che si possa accettare passivamente qualsiasi tipo di negazione dei diritti umani e civili. Da noi no.
Perché da noi no? Perché, sempre probabilmente, il livello medio culturale nazionale è molto inferiore rispetto a quello dei popoli delle altre nazioni, e inoltre, il livello medio di corruzione nazionale, è molto simile al livello di corruzione nazionale in ambito politico. Non si spiega altrimenti.
Renzi sta viaggiando da Nord a Sud del paese, per convincere l’Italiano medio che la riforma costituzionale è innocua, anzi: benefica. Peccato che, persino lui e chi ha lavorato a questa riforma – vedi Verdini – sono in grado di spiegare in maniera semplice, dettagliata ed efficace, i motivi e i termini della riforma.
Biascicano qualcosa del genere: “Stiamo tagliando i costi della politica” oppure “Senza il Senato le Leggi passeranno in maniera rapida”. Non dicono che, il passaggio in Senato è uno dei fondamenti della Democrazia, basata – appunto – sulla pluralità di opinione. Così come si guardano bene dallo spiegare in maniera semplice e chiara che i cittadini non avranno più alcun diritto di scelta dei parlamentari, che saranno solo nominati…
A Ottobre ho il dubbio che – qualsiasi sia l’effettivo responso referendario – verrà proclamata la vincita del SI. Non ho la palla di vetro, ma so cosa significhi la frase: “Broglio elettorale”. D’altronde, anche ai tempi del referendum costituzionale del 1946, si urlò al broglio elettorale.
Sono passati 70 anni, ma non è cambiato nulla. Ah si, qualcosa è cambiato: rispetto a 70 anni fa, il popolo italiano è meno partecipativo, più ignorante e fornito di ogni inutile congegno elettronico, che doveva servire a renderlo più edotto.
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