DI GIULIETTO CHIESA
giulietto chiesa
L’ambasciatrice della Lituania in Italia rimprovera il senatore Bartolomeo Pepe di avere ospitato la presentazione di un libro scritto “da una cittadina russa, persona dichiarata non gradita in Lituania”. Solo che il senatore Pepe ha presentato il libro in Italia, dove quella cittadina russa ancora non è “non gradita” in Italia. Ma c’è di peggio. L’ambasciatrice, signora Jolanta Balciuniené, considera la versione del libro “La congiura lituana” come “propaganda del Cremlino” e afferma che presentare un tale libro “nella Camera dei Deputati, aderisce alla dissoluzione dell’Unione Europea”. A parte l’italiano stentato — come perdonabile — si evince che un senatore italiano, eletto dal popolo italiano, dovrebbe chiedere il permesso alla Lituania per diffondere una versione diversa da quella che la Lituania gradisce. Essendo tutto ciò che la Lituania non gradisce pura “propaganda del Cremlino”. Infine ne deduciamo che ogni discussione su materie controverse produce la “dissoluzione dell’Unione Europea”.
C’è solo da sperare che il “rammarico” dell’ambasciatrice non trasformi il senatore Pepe (e il sottoscritto che è stato co-organizzatore dell’evento) in “persona non grata” in Lituania. Quanto al fatto, documentato nel libro, che la Lituania calpesta sistematicamente la libertà di espressione nei suoi confini, non può essere neppure ricordato al pubblico italiano, visto che è “propaganda del Cremlino”. Maccartismo puro e semplice. In ogni caso, non ci resta altro che chiedere, per parlare, il permesso al Consiglio Europeo e a Vilnius. Ma la libertà di espressione e di opinione quando è affondata? E dove?
foto di GIULIETTO CHIESA.
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