DI MARCO GREGORETTI

marco gregoretti

Otto marzo 1971. Facevo la seconda liceo scientifico ed ero in collegio, a Bologna. Mi piaceva fare a cazzotti: dovevo difendermi dai più grandi arroganti. Quella notte la boxe mise pace tra tutti noi: ci fu concesso di alzarci per guardare in mondovisione l’incontro per il titolo dei pesi massimi tra Cassius Clay-Mohammad Alì e Joe Frazier, un picchiatore. Il mio idolo di una vita diede spettacolo con i suoi impareggiabili jab, ma se le prese e perse, sconfitto da un martellamento ai fianchi portato dal “fabbro”. Questo resta di quegli anni di adolescente irruente il ricordo più intenso, più gioioso, più nitido che porto con me. Alì si rialzò e si riprese tutto. Con gli interessi. Immortale.
Cassius Clay- Muhammad Alì fu un uomo totale: atleta tra i più amati e pagati di tutti i tempi, pugile che portò l’intelligenza sul ring, generoso volontario, coraggioso idealista, padre dolce e saldo di nove figli, marito non sempre amorevole di quattro mogli. Clay-Alì ci lascia cinque lezioni
1) Con il suo volare come una farfalla e pungere come un’ape ci ha insegnato che si può combattere guidati dalla musica interiore. Muoversi sul ring come una ballerina, picchiare come un Samurai. La boxe, ci ha detto, è anche donna. E sua figlia Laila ne è stata la migliore interprete
2) La vittoria è tale se è a 360 gradi. Rialzarsi e riconquistare il titolo contro Joe Frazier. Raccogliere sfide impossibili e vincerle come il 30 ottobre 1974, a Kinshasa, stendendo George Foreman. Ma anche accettare in silenzio la malattia, il declino nello sport
3) I soldi non sono tutto. Ne ha guadagnati tanti e li ha usati anche per fare del bene a chi non ce la faceva. Danaro e successo senza visione valgono zero
4) Il coraggio delle idee. Ma anche il fanatismo. Il magico incontro con Malcom X, la decisione di non andare in guerra in Viet-nam, l’aver cambiato nome per abbracciare una religione, sono fatti concreti della vita di un grande Uomo. Che ha visto anche quali cattiverie si possano compiere con la jihad
5) La vita oltre la malattia. Alì da 30 anni aveva il morbo di Parkinson. Non ha mai smesso di vivere con la voglia di farlo. L’amore per i figli, per le donne. Ma anche tanta, tanta benificenza. Ha prodotto da solo, fino all’ultimo, le endorfine del buon umore ( marie claire)

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