DI CLAUDIO VALERI
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Non stravedo per Benigni. Certe sue cose da circo, non mi piacciono. E l’ho sempre considerato un bravissimo, ma un po’ paraculo, qualche volta troppo. Ma sulla vicenda del Referendum costituzionale esprime un travaglio che condivido. Perché vorrei sempre difendere questa nostra Costituzione, nata dal dramma, dalla guerra, dalla lotta, da un ventennio di dittatura e dalla riconquistata libertà e nello stesso tempo penso che, dopo 70 anni, qualche revisione (non sui principi fondamentali) possa essere necessaria. Allora spostiamo il discorso sulle modifiche, sulla loro qualità e necessità e lasciamo perdere le affermazioni di parte che, talvolta, possono risultare conservatrici. E’ questa la riforma che vogliamo e che occorre al Paese? Si potrebbe fare altro? Questo è il meglio che si possa fare, adesso? La Costituzione ci ha garantito 70 anni di democrazia, di stabilità e di pace. In questi 70 anni c’è stato di tutto: dai tentativi di Golpe alle BR, dal terrorismo al clientelismo, dai ladroni ai santoni. Con la Costituzione, con questa Costituzione la Repubblica e la Democrazia hanno retto. Possiamo immaginare che reggeranno con una Costituzione modificata? Questo è l’interrogativo e Benigni non c’entra. O meglio, ha espresso il dubbio di molti (anche il mio): posso sostenere questo cambiamento senza essere un traditore? E il punto interrogativo rimane.
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