DI MARCO CORRIAS
Marco Corrias
Secondo Marco Travaglio, intellettuali, giornalisti e artisti che osano votare per il Sì al referendum lo fanno perchè “tengono partito” (Pd) e sono ormai completamente servi di Renzi a cui non chiedono conto delle innumerevoli (e presunte) malefatte. Lo farebbero, questi intellettuali, perchè avrebbero da guadagnare chissà quali prebende dall’essere schierati con il governo. Chissà quali tornaconti personali avranno. Persino Benigni, che ha osato dire la sua (magari dopo avere tentennato) “sarà ripagato” da questo governo, come ha gridato Dario Fo, con voce che un tempo mi pare fosse un po’ più autorevole dell’attuale, dal palco dei 5Stelle a Roma. In perfetta simbiosi con Travaglio e altri puri che più puri non si può (vedi Scanzi che ha augurato nientemeno che l’eterno riposo al povero Benigni). Sono certo che il Nobel Dario Fo non ha niente da guadagnare da quest’innamoramento senile (e legittimo) per i grillini. Non sono altrettanto certo che lo stesso si possa dire di Travaglio. Il quale fa il mestiere di giornalista e quindi ha tutto l’interesse a cercare di vendere ogni giorno il suo prodotto. Individuando, come fa una qualsiasi impresa commerciale, la propria fascia di clienti, che in questo caso corrispondono quasi del tutto alla platea grillina. E siccome tra i grillini una buona fetta di elettori ha una certa nostalgia per i manganelli e l’olio di ricino, ecco che ogni tanto bisogna pure accontentarli. Perciò: chi vota no ed è contro il governo è un puro difensore della Costituzione e della democrazia calpestata. Chi vota sì come minimo è un cretino. Come massimo un farabutto pronto a tutto.

Presentazione del nuovo giornale "Il Fatto Quotidiano"

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