ENNIO REMONDINO
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Per la prima volta nella storia repubblicana, siamo fuori dagli schieramenti tradizionali di centro-sinistra e di centro-destra, osserva Norma Rangeri sul Manifesto. Lo scontro reale è tra Pd e il Movimento 5Stelle i cui elettori vengono in buona parte dall’area del partito democratico. Si è rotto il centrosinistra, si è spappolato il centrodestra, è finito il bipolarismo berlusconiano. E con le liste civiche, i partiti hanno indossato la tuta mimetica per confondersi agli occhi imbufaliti degli elettori
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Schieramenti tradizionali di centro-sinistra e di centro-destra forse ancora a Milano e alcune altre città, mentre in generale lo scontro amministrativo ha come protagonisti il Pd da una parte e il Movimento 5Stelle dall’altra. Partita quasi interna allo stesso schieramento, almeno per una buona parte di elettorato M5S che viene dall’area del partito democratico.
Passaggio centrale della sfida, Roma, dove il Pd perde antichi rapporti di ‘classe’ e ne cerca, incerto, di nuovi, e il M5S cerca invece di inventarseli in un suo elettorato ancora indefinito, mosso principalmente dallo sdegno.
Perché -si chiede Norma Rangieri- il dissenso politico e la sofferenza sociale non riescono a trasformarsi nella costruzione di una forza di sinistra come un tempo? Perché chi lascia il Pd, o resta a casa o vota i 5Stelle? Probabilmente perché la politica si è ridotta a slogan, in parole d’ordine rivolte alla pancia e non alla testa.
Ma non è solo populismo. Pesa la drammatica situazione internazionale. Ondate migratorie e guerre diffuse, a cui la politica risponde o balbettando o strumentalizzando le paure collettive, a far crescere la percezione di insicurezza, o proponendo soluzioni semplici e irreali a problemi complessi.
Un tempo, e non troppo tempo fa, di fronte alle guerre feroci che massacrano gente inerme, donne, bambini, le piazza italiane deserte di comizio in questi giorni, si sarebbero riempite di popolo di sinistra e di cattolici solidali per dire che le armi non sono la soluzione.
Li avete visti in piazza, siete stati chiamati a partecipare a qualcosa? Oltre la cinta vaticana ormai di questi problemi di sistema e solidarietà non si parla.
Tutti chiusi in casa propria, nella propria città, nei nostri problemi, facendo finta di non sapere che nella nostra quotidianità pesano i grandi scenari della crisi planetaria attuale.
A proposito di cinta vaticana, la minaccia astensionismo letta dall’Osservatore Romano. «Il massiccio astensionismo -scrive il quotidiano vaticano- sembra essere uno dei pochi dati certi di questa consultazione. Gli ultimi sondaggi attribuiscono ai disertori delle urne percentuali altissime. Un elemento che rende qualsiasi analisi politica ancora più complicata di quanto già sia».
Secondo molti osservatori sarà già un successo se la metà degli elettori chiamati alle urne (13 milioni) si presenterà al seggio. Obiettivamente è difficile sentirsi partecipi di questo appuntamento elettorale. E non solo per le figure dei candidati, così lontane dai loro predecessori, dalla «stagione dei sindaci».
Sintesi finale, ancora dal Manifesto. «Si è rotto il centrosinistra, si è spappolato il centrodestra, è finito il bipolarismo berlusconiano e il resto lo ha fatto la crisi economica. Il taglio dei servizi e l’aumento delle tasse hanno allargato il deserto, approfondito le distanze degli elettori dai partiti, dei cittadini dal municipio. Negli ultimi cinque anni, nelle città dove si voterà, l’aumento delle tasse, cresciute anche fino al 300 per cento, non aiuta a ritrovare fiducia».
Con una immagine finale di grande efficacia. Le 4000 liste civiche in campo. «I partiti hanno indossato la tuta mimetica per confondersi agli occhi imbufaliti degli elettori. L’escamotage delle liste civiche anziché un tonico per l’affluenza potrebbe rivelarsi un cavallo di Troia per gli impresentabili. E, paradosso dei paradossi, il simbolo più presente sulle schede è quello dei 5Stelle, il movimento accusato di essere portabandiera dell’antipolitica».
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