DI FLAVIA PERINA
flavia perina
Visto anche il recente dibattito italiano, colpisce nello star-system americano (e non importa se sia cinema, sport, musica o altro), la capacità del gesto controcorrente, della scelta contro il potere, e anche certe vite avventurose – quelle di Kerouac o di Cassius Clay è lo stesso – poi diventate arte, vittorie sul ring, Oscar. Obama oggi esalta Malcolm X, che ebbe una condanna a dieci anni per furto e armi, un terrorista – secondo il nostro canone – fatto e finito. Lo esalta parlando di Mohammed Alì, renitente alla leva condannato per questo. E insomma, negli Usa il mondo dei campioni di incassi, che da noi è giudicato il più servile e il più embedded in assoluto, ha prodotto atti di insubordinazione clamorosi, che il tempo ha trasformato in storia nazionale e in medaglia al valore per chi ci ha creduto. E’ successo persino per la guerra civile: Rhett Butler insegna. A pensarci se ne resta stupiti, e ci si vergogna un po’ del nostro conformismo latino.
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