DI SILVIA GARAMBOIS
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– Mentre la vera emergenza informazione in Italia è rappresentata dai cronisti minacciati dalle mafie e dalla criminalità organizzata, in Senato incombe un incredibile codicillo: nove anni di carcere ai giornalisti che diffamano politici o magistrati
Nove anni di carcere ai giornalisti che diffamano politici o magistrati: è questa la nuova norma che sta andando in discussione al Senato, dopo essere stata approvata all’unanimità dalla Commissione Giustizia di Palazzo Madama.
 Con una capriola da circo, l’attesa nuova legge sulla diffamazione che doveva abolire il carcere per i giornalisti, dopo l’approvazione alla Camera esattamente di un anno fa, è finita in fondo a un cassetto del Senato, ed è invece spuntata in discussione questa norma – inserita in tutt’altra legge – con cui i politici, se un giornalista se la prende con loro, vogliono farlo arrestare e buttar via la chiave della galera.
 C’è da stupirsi se gli osservatori internazionali ci considerano un Paese a scarsa libertà di stampa? Mentre la nuova emergenza informazione in Italia è rappresentata dai cronisti minacciati dalle mafie e dalla delinquenza organizzata, il Parlamento approfitta proprio di un provvedimento promosso da “Libera” contro le intimidazioni agli amministratori locali, per infilare questo incredibile codicillo “salva casta”, che nella proposta iniziale ovviamente non c’era affatto.
 E c’è da aggiungere che organizzazioni indipendenti come Reporter sans Frontieres considerano la libertà di informazione italiana a rischio, oltre che per le minacce delle mafie, proprio per le querele molto spesso infondate (quelle che si chiamano “querele temerarie”, fatte per zittire la stampa) che arrivano dai potenti. I politici e i magistrati, in primo luogo. Che così si blinderebbero sempre più, intoccabili.
 Siamo l’unico Paese in Europa a prevedere il carcere per i giornalisti, e non passa Governo che non spunti qualche nuova norma per imbavagliare la stampa. Questa volta però siamo al paradosso: minacciati dalle mafie e condannati per norme contenute in una legge nata per contrastare le mafie. Così com’è scritta, poi, non serve neppure un “dolo specifico” da parte del giornalista, basta che critichi il politico, il magistrato o il pubblico amministratore.
La Federazione della Stampa è mobilitata, chiede l’immediato ritiro della norma e un intervento per cancellare, invece, il carcere per i giornalisti. Così come nel resto d’Europa. “Siamo pronti a mobilitarci e a scendere in piazza”, ha detto il presidente Fnsi Giuseppe Giulietti. “Nessuno chiede l’impunità – ha aggiunto il segretario Fnsi, Raffaele Lorusso -. Se un giornalista sbaglia è giusto che venga sanzionato, ma servono gli strumenti giusti, come il Giurì dell’informazione, e sanzioni adeguate. Sarebbe sufficiente recepire l’indirizzo consolidato della Corte europea dei diritti dell’uomo”.
Intanto i giornalisti sono avvisati, c’è un tintinnar di manette…
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