DI CORRADO GIUSTINIANI
Corrado Giustiniani
Capita purtroppo spesso, nei talk show televisivi, che politici tuttologi vengano invitati a discettare su temi di cui hanno una conoscenza da bar, dando così vita a una fiera del qualunquismo e del chi urla più forte vince, che sconcerta il telespettatore. Talvolta, la figura grama è troppo eclatante perché non venga rilevata. Così, parleremo oggi dell’onorevole Gennaro Migliore, sottosegretario alla Giustizia del governo Renzi che, intervenendo su Rai 2 a una puntata di Virus, ha citato come grande prova di accoglienza e di solidarietà la vicenda del Vlora, il mercantile albanese che l’8 agosto del 1991 attraccò al porto di Bari con il suo carico di 14 mila profughi.
Quella fu, al contrario, la più grande operazione di rimpatrio forzato organizzata dall’Italia repubblicana, presidente del Consiglio Giulio Andreotti, ministro degli Esteri Gianni De Michelis, ministro dell’immigrazione Margherita Boniver. La ricordiamo a vantaggio dell’onorevole del Pd, perché non citi più quest’esempio a sostegno di tesi del tutto diverse.
Il mercantile albanese era stato preso d’assalto da una grande folla sul molo di Durazzo, e il comandante, Halim Milaqui, proveniente da Cuba con diverse tonnellate di zucchero appena scaricate, venne costretto a ripartire dirigendosi verso l’Italia. Questa gente fuggiva dalla miseria, dall’ incertezza economica e dal caos politico che regnava nel paese dopo la dittatura comunista, con al potere, adesso, un governo tecnico di coalizione, in cui i ministri ex comunisti costituivano però ancora la maggioranza (nove su diciassette).
Il Vlora fece rotta verso Brindisi, le cui autorità portuali non diedero il permesso di attraccare, e allora si diresse su Bari arrivando con le ultime gocce di carburante. Le foto di quel mercantile brulicante di esseri umani, scattate da Luca Turi dell’Ansa, e dal fotografo freelance Vittorio Arcieri, hanno fatto il giro dei giornali di tutto il mondo. La fiumana di profughi si riversa poi sulla banchina: chiedono acqua e pane. Sono le 11,30 dell’8 agosto 1991. La polizia decide di dirottarli nel vecchio stadio Della Vittoria, in attesa del da farsi. E il da farsi lo detta da Roma Giulio Andreotti, con questa dichiarazione: “Non siamo assolutamente in condizione di accogliere gli albanesi che premono sulle coste italiane e lo stesso governo di Tirana è d’accordo con noi che devono essere rinviati nella loro nazione”.
Allo stadio scoppia la guerriglia, i più giovani divelgono scalinate e spalti, e tirano sassi contro la polizia. Gli scontri durano tre giorni, in questa che è diventata una cloaca a cielo aperto. Intanto, però, prende corpo la colossale operazione rientro. Vi partecipano 11 aerei militari C130 e G222, assieme a tre Super 80 dell’Alitalia e ad alcune navi requisite allo scopo, come la Tiepolo, la Palladio e la Tiziano. Il sindaco di Bari, professor Enrico Dalfino, dc di sinistra, protesta per le smagliature organizzative, i ritardi e la scarsa attenzione all’aspetto umano del problema. Il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, in visita a Bari, gli dà ripetutamente del “cretino” dell’”irresponsabile” e minaccia di sospenderlo dalle sue funzioni.
Poco prima di Ferragosto il governo dirama le sue cifre: sono stati rimpatriati ben 17.700 albanesi. Oltre ai 14 mila del Vlora, ci sono anche i profughi di altre imbarcazioni arrivate negli stessi giorni. L’inviato del “Messaggero” Marco Guidi si imbarca sulla “Tiziano” assieme a 600 albanesi, che pensavano di essere portati a Venezia. Arrivati a Durazzo, Guidi vede camionette che catturano i militari fuggiti, che invece il governo Andreotti aveva promesso di trattenere in Italia. Il ministro degli Esteri Gianni De Michelis vola a Tirana e annuncia un piano di aiuti, purché il governo non lasci partire più nessuno: l’Italia darà 90 miliardi di lire per alimenti, 60 per la ripresa industriale, forniture per consentire in autunno la riapertura delle scuole e cooperazione nell’ambito dell’ordine pubblico.
Le polemiche sull’operazione appena conclusa finiscono in Parlamento. Il governo difende la linea ferma appena adottata, senza la quale si sarebbe potuta aprire “una voragine”. In una conferenza stampa i parlamentari del Pds finiscono per tenere i piedi in due staffe. Infatti, “pur condividendo la decisione dolorosa di rinviare i profughi in Albania” denunciano “la scelta scellerata di non rispettare i diritti umani negando loro una decente assistenza”.
Questa, onorevole Migliore, è a grandi linee la storia del Vlora. Assai diversa da quella che lei ha evocato in tv.

BARI - SBARCO DEGLI ALBANESI NEL 91

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