DI STEFANIA DE MICHELE
stefania de michele
Per la manciata di voti che li divide sarà stata determinante la scelta della cravatta regimental di Stefano Parisi o la giacca aperta sulla cravatta slim di Beppe Sala? Sta di fatto che meno di un punto percentuale divide i due manager al primo turno delle amministrative a Milano. Sala conduce ma non gioisce, forse preoccupato per il recupero dell’avversario, in rimonta rispetto alle attese. Sui due tecnici, che non arrivano dalle file di partito, entrambi di tendenza moderata, Sergio Scalpelli – ex Pci, ex assessore e manager di Fastweb – ebbe a dire: “Nel resto del mondo Sala e Parisi sarebbero dalla stessa parte”. Nell’arena politica allestita dalla capitale economica italiana sono invece l’uno contro l’altro metaforicamente armati: l’ex commissario unico di Expo, Sala, alla guida della coalizione di centrosinistra che comprende anche Sel; l’ex direttore generale di Confindustria, Parisi, alfiere del centrodestra (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Alleanza Popolare e Italia Unica di Corrado Passera).
Se i programmi non sono scritti sulla sabbia, qualche differenza tra i due c’è e dovrà essere ben valutata in occasione del ballottaggio del 19 giugno. Da una parte Sala riscrive, forse aggiorna ma non accantona, il progetto politico ‘arancione’ della Giunta Pisapia, che pone in primo piano una serie di interventi per lo sviluppo della città, accompagnati da un richiamo solidaristico a difesa delle fasce deboli della popolazione. Per riuscirci, può contare sul sostegno di una forza organizzata come il Partito Democratico e sull’appoggio di Sinistra Ecologia e Libertà. Nonostante i pochi punti di contatto con la sinistra radicale di Basilio Rizzo, presidente uscente del consiglio comunale a capo della lista ‘Milano in Comune’, particolarmente critico anche sull’esperienza Expo, il tesoretto di circa io 4% dei consensi – incassato da Rizzo – potrebbe confluire nelle casse di Sala, l’ultimo argine alla piena del centrodestra milanese, ostaggio di Matteo Salvini.
Sul fronte opposto, Parisi si fa portavoce delle istanze liberal, promettendo il taglio dell’addizionale Irpef, la riduzione della spesa corrente, l’alienazione di beni immobili e partecipazioni societarie. Sul come sia possibile mettere d’accordo la vocazione internazionale ed europeista di Milano alla trazione euroscettica della Lega, l’ex numero 1 di Confindustria deve ancora ben raccontare. Nel frattempo, preferisce orchestrare un tentativo di opa ai voti del Movimento 5 Stelle, cresciuto rispetto al 3,2% del 2011 ma fermo a poco più del 10%. La caccia al consenso di rimbalzo è appena iniziata per entrambi gli schieramenti in campo, che procedono, gomito a gomito, sino al traguardo finale. Chiunque vinca e sia chiamato alla gestione della res publica, se non riuscirà a blandire gli elettori che ingrossano le file del partito dell’astensione, potrà comunque festeggiare sulle macerie di una politica per molti, anzi per troppi, sempre meno appassionante.
foto di Stefania De Michele.
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