DI GIANFRANCO ZANINI

gianfranco zanini

Generalmente non amo e non mi pare opportuno parlare dei miei problemi e delle mie esperienze, specie se queste riguardano il delicato tema della salute. Faccio eccezione per quelle esperienze, anche sgradevoli che possono interessare una moltitudine di persone. Ecco perché devo cominciare dalla data del 15/12/2001: quel pomeriggio, senza preavviso alcuno, mentre mi trovavo in un locale pubblico, assieme ad amici, fui colpito da un ictus ischemico. Fortunatamente non mi trovavo distante da casa e dal locale ospedale, perciò fui soccorso in tempo utile ad evitare il peggio, ma fui dimesso dopo una decina di giorni di ricovero con un’emiparesi sinistra che non si è mai completamente risolta e che mi ha lasciato, come spiacevole ricordo, l’impossibilità di utilizzare adeguatamente l’arto superiore sinistro. Le cause del malanno furono quelle ben note a tutto: la pressione alta, l’ipercolesterolemia, il sovrappeso e non ultimo, il vizio del fumo. A distanza di quasi quindici anni, mi sono ripreso abbastanza, ma certamente la mia vita è cambiata in modo radicale: non sono più in grado di svolgere autonomamente le operazioni più semplici : ad esempio, provate ad aprire una bustina di zucchero con una sola mano! Fortunatamente, in questo e in altri frangenti posso contare sull’aiuto di altre persone, prima di tutte di mia moglie. Una cosa, ho ripreso a fare non appena è stato possibile e cioè dopo circa due anni dall’episodio ischemico: guidare la macchina, ciò che mi permette di muovermi, di frequentare qualche amicizia, di rendermi utile, dando ad esempio, la “classica mano” (di più non potrei) al locale Museo del Territorio. Naturalmente la mia automobile dispone di cambio automatico e di una centralina, montata su di una manopola che mi permette di muovere il volante e di azionare i vari comandi, usando la sola mano destra. Prima di concedermi nuovamente il lusso della guida, ho dovuto opportunamente sottopormi alla valutazione della “Commissione medica provinciale” che mi ha concesso la patente di guida speciale nell’aprile del 2003. Da allora la patente mi è stata rinnovata per tre volte. Quest’anno, avendo superato i settantacinque anni di età, mi sono stati richiesti per la prima volta alcuni esami specialistici, per la precisione, visita cardiologica, diabetologia, neurologica e oculistica per il controllo del campo visivo. Niente di strano, anzi direi opportunamente, dopo una certa età, è giusto verificare la piena affidabilità dei candidati per l’esercizio di un’attività, la guida, intrinsecamente pericolosa per sé e per gli altri. L’unico guaio è che tutte queste visite sono tassativamente a pagamento e ciò è strano e contraddittorio se si considera che le stesse visite, qualora fossero richieste per motivi diversi dal rinnovo della patente, sarebbero totalmente gratuite. Ciò a sensi del combinato disposto dei vari articoli della Legge 104/92 che concede numerosi benefici ai portatori di gravi handicap, tali da far loro riconoscere la qualifica d’invalidi civili. Tutto ciò che può contribuire a rendere più facile la vita di questi sfortunati e di facilitare la loro mobilità e la loro vita sociale, ivi compresa la possibilità di relazionarsi con gli altri, è favorito dalla Legge. Certamente la possibilità di muoversi autonomamente, costituisce un elemento indispensabile per la vita di relazione nelle comunità. Non pare logico dunque, che le spese concernenti le visite mediche necessarie per il rinnovo della patente, che per altri frangenti sarebbero gratuite, gravino invece sugli invalidi civili.

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