DI PAOLO DI MIZIO
paolo di mizio
Ricordiamo quando Cassius Clay-Mohammed Alì rifiutò il servizio di leva obbligatorio e preferì andare in prigione piuttosto che ad uccidere vietnamiti. Fu un gesto eroico. Ecco cosa disse: “Perché mai mi chiedono di indossare un’uniforme e andare a 10.000 miglia dal mio paese per tirare bombe e proiettili su gente di colore in Vietnam mentre i cosiddetti Negri a Louisville sono trattati come cani e privati dei più semplici diritti umani? No, non andrò a 10.000 miglia dal mio paese per dare una mano a bruciare e assassinare un’altra povera nazione semplicemente per continuare il dominio dei padroni bianchi sugli schiavi di colore di tutto il mondo.
… Va bene, andrò in prigione. E allora? Siamo stati in prigione per 400 anni”. ~ Mohamned Alì-Cassius Clay (17 Gennaio 1942 – 3 Giugno 2016)
(Why should they ask me to put on a uniform and go 10,000 miles from home and drop bombs and bullets on Brown people in Vietnam while so-called Negro people in Louisville are treated like dogs and denied simple human rights? No I’m not going 10,000 miles from home to help murder and burn another poor nation simply to continue the domination of white slave masters of the darker people the world over.
… So I’ll go to jail, so what? We’ve been in jail for 400 years.” ~ Mohamnad Ali-Cassius Clay (17 Gennaio 1942 – 3 Giugno 2016)
Secondo me fu un eroe non di tutta l’America ma di quell’America che non si riconosceva nelle guerre imperialiste dei suoi governi, di quell’America che produceva filosofie pacifiste o semplicemente pacifiche, di quell’America che non voleva esportare guerre in tutto il mondo sotto il finto scopo di esportare o preservare la democrazia, di quell’America che non si sentiva il poliziotto del mondo o l’arcigno dominatore del mondo, di quell’America che non si riconosceva nel puro capitalismo e nel consumismo sfrenato, di quell’America che non si chiudeva al mondo ma accettava degli altri popoli usi costumi e civiltà, di quell’America che voleva spezzare la sua pesante eredità di schiavismo, di apartheid, di persecuzione razziale incarnata dal Ku Klux Klan, di quell’America che ripudiava la sua storia non così lontana di caccia alle streghe, di quell’America che non si riconosceva in un establishment oscurantista che aveva prodotto il maccartismo, triste controfigura delle dittature travestita da democrazia e da modernismo. Ecco, Alì era l’eroe e il campione di quell’America, certamente non dell’altra.
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