DI ANTONIO SICILIA
antonio sicilia
“Ci sono i soliti politici che hanno perso e che invece diranno di aver vinto. Il messaggio è stato chiaro: bisogna saper perdere”
Queste furono le parole utilizzate da Matteo Renzi per commentare il mancato raggiungimento del quorum al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare.
Sono le stesse parole che oggi rivolgo ai renziani che fuggono dal confronto, incapaci di commentare la sconfitta, incapaci di analizzare il voto, incapaci di ammettere la realtà delle cose.
Il silenzio del premier è assordante, la sua analisi superficiale risulta quasi fastidiosa.
Silenzio e superficialità che commentano da soli l’evidente fallimento di Renzi come segretario del PD. In 3 anni dalla sua elezione a segretario, il Partito Democratico rischia di perdere Roma e Milano ed è fuori dal ballottaggio a Napoli. Nelle città in cui il PD ha governato, Bologna e Torino, Merola e Fassino sfiorano il 40%, segnando un netto declino rispetto a 5 anni fa, nonostante 5 anni di governo.
Le elezioni comunali non dovrebbero essere un test per il Governo, sono d’accordo. Ma è stato Renzi, ingordo come sempre, a voler legare segreteria e presidenza del consiglio. Per questo la sconfitta di stanotte ricade anche sul governo e mina la popolarità di questo tra gli italiani.
Un terremoto ancora lieve che può creare un effetto domino in vista del referendum costituzionale di ottobre. Renzi lo sa e sceglie la sottoesposizione, confermandosi il “solito politico”, proprio come commentava qualche mese fa.
Rimane un dato di fatto: il renzismo non riesce a radicarsi nei territori, il Partito da aspirante liquido è diventato gassoso e il modello del Partito della Nazione funziona solo tra i parlamentari, molto meno tra i cittadini.

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