DI ADELAIDE CONTI
adelaide conti
Al di là della capacità di ogni singolo candidato di far breccia sull’elettorato, ciò che emergerebbe con chiarezza dal voto di ieri è che si sono promosse a pieni voti le liste civiche e il movimento cinque stelle a Roma, perché lontani per aspetti e contenuti dai tradizionali partiti. La vita italiana, che per certi aspetti appariva immutabile, almeno fino a ieri (sempre le stesse cose, sempre le stesse questioni, sempre le stesse facce, sempre lo stesso modo di intendere la politica) oggi pare aver subito una scossa. L’intensità e le conseguenze di quest’ultima si vedranno solo in futuro. Quello che oggi appare evidente (non serve attendere altro tempo) è che molti degli italiani, che ieri si sono recati alle urne, hanno voluto punire i partiti optando seriamente per la strada incerta segnata da volti più o meno nuovi; anche se per alcuni di questi la storia che hanno alle spalle non si discosta molto da quella degli avversari politici di lungo corso. Se la Raggi dovesse vincere al ballottaggio contro Giachetti costringerebbe tutto il movimento a lasciare quella sorta di limbo che lo vede costantemente impegnato nel cercare di uscire da una condizione (o condanna?!) che dura da tempo: troppo forti per stare all’opposizione, troppo deboli per andare al governo.
Un’immagine, quella del nostro popolo, sempre più insofferente nei confronti di chi nei Palazzi del potere ha piazzato le tende. L’attaccamento morboso alla poltrona di buona parte della classe politica nostrana ha deteriorato il rapporto con gli elettori. Molti italiani hanno acquisito la consapevolezza che la corruzione uccide chiunque: poveri, benestanti, giovani, vecchi, e soprattutto uccide il nostro territorio. I risultati rafforzano la convinzione che gli elettori non credono più a niente e si muovono soltanto dietro spinte sentimentali. Questo è l’elemento più evidente: con(vince) chi parla alla pancia della gente. Del resto, gli italiani perché dovrebbero dare fiducia a una classe politica che si mostra sorda ad ogni richiesta di ascolto e che latita sulle questioni importanti del paese? Meglio affidarsi a chi promette un “vento nuovo”. In un contesto così confuso sperare che tutti facciano un mea culpa serio e convinto è improbabile. Pare sensato pensare che questo dovrebbe essere il primo impegno da prendere prima delle prossime tornate elettorali. Da più parti si sente dire che siamo davanti ad un voto di rottura, frase abusata in quasi tutte le elezioni passate. Forse una rottura c’è stata ma quello che serve è un cambiamento strutturale dell’agire politico. Idealità, progettualità, studio e soprattutto amore per il proprio paese devono tornare ad essere i principi ispiratori di chi si appresta ad amministrare la cosa pubblica.

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