DI CRISTINA GIUFFRIDA

Con una debacle cosi’ palese, con la consegna delle chiavi del Paese, in sostanza, al solito inattivo m5s e la solita destra populista, gran parte del Paese (la parte in causa perché chiamata al voto) sta dicendo che il Pd ha finito, e’ morto, e’ castigato. La gente e’ confusa, divisa tra la scelta del non voto (assoluta disaffezione politica ormai inarrestabile), del voto ideologico e del voto di protesta. Il secondo trova conflitti in improponibili alleanze ed appoggi, trova immense voragini esponenzialmente incrementate in questi due anni. Non piu’ una linea di confine quando un Giachetti conferma le parole della Meloni e viceversa. Quando una Meloni supera forse anche il “candidato fantoccio” del premier. Il terzo, il voto di protesta, lo leggi in ogni numero accostato al simbolo del m5s. Come 2013 insegna! E nonostante questa debacle del “primo partito in Italia”, c’e’ uno Scalfarotto che parla, su rai3, del referendum! Incredibile se non fosse un seguace del nulla politico renziano a parlare. C’e’ da gioire? Solo un inutile pretestuoso puo’ asserire questa follia. C’e’ da disperarsi, per noi che stiamo nel recinto della momentanea impotenza/assenza della sinistra. C’e’ da fare un atto di coscienza invece per chi sta dall’altra parte del recinto a pontificare, ancora, che Renzi ha salvato il partito. Renzi l’ha fatto a brandeli. Brandelli che ieri hanno svolazzato tra M5s ed astensionismo. Tutto cio’ che scrivo e’ ancora un ferro caldo, che batto con rabbia e dispiacere. Per i dati certi, per i paragoni con le precedenti amministrative, per un’analisi completa, citta’ per citta’, bisognera’ attendere altri dati. Ma e’ strano che siamo noi e soltanto noi ad esserne interessati perche’ ancora, si parla “della vittoria al referendum”. Buonanotte popolo

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