DI RITA A. CUGOLA

rita a. cugola

L’interpretazione letterale dei testi sacri conduce inevitabilmente al fondamentalismo religioso, quasi sempre fonte di intolleranze e ingiustizie sociali. Un’ulteriore conferma in tal senso si evince da quanto sta accadendo in Turchia, membro ufficiale della Nato tuttora in attesa di aderire all’Unione Europea. Un paese che pur aspirando alla modernità continua a essere permeato da uno spirito patriarcale che – unito all’essenzialismo biologico – sta pesantemente condizionando la sfera femminile locale. Una circostanza del resto assai diffusa nel mondo musulmano, che tende volutamente a ignorare qualsiasi distinzione tra cultura e religiosità.
E sulla presunta superiorità maschile, insita nella “natura dell’essere umano“, non transige nemmeno il presidente Recep Tayyp Erdogan, per il quale “non può  esistere alcuna equiparazione di genere e del resto non è necessario“. Argomentazione ispirata da un principio che il letterato conservatore Alì Bulac riassume in termini espliciti: “Il nesso metafisico tra i  sessi non contempla l’uguaglianza e la stessa creazione racchiude il principio della diversità“.
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Il ruolo femminile per antonomasia non dovrà quindi varcare i limiti imposti dalla struttura familiare. D’altro canto, per il leader turco non ci sono alternative: “Una donna senza figli sarà sempre mutilata e incompleta, indipendentemente dalle soddisfazioni ottenute a livello occupazionale“, ha ribadito alle interlocutrici della Turkey’s Women’s and Democracy Association (Kadem) riunite nella nuova sede appena inaugurata. “Il rifiuto  della maternità implica la scomunica dell’umanità, la negazione della femminilità. Perciò  raccomando a tutte di generare almeno tre bambini. L’affermazione professionale non deve soppiantare la procreazione: questo governo è molto sensibile alle esigenze delle madri lavoratrici“.
Non a caso ha sempre apertamente contrastato i principali baluardi della storia femminista (aborto e contraccezione), precludendo ogni possibile intervento volto al controllo delle nascite, “un atto di tradimento” nei confronti del sistema passibile di “attentare alla stirpe turca“.
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Lo scorso anno l’indice demografico nazionale ha effettivamente registrato un incremento dell’1,3% che ha consentito alla Mezzaluna di raggiungere una densità abitativa pari a 78,7 milioni di unità (a fronte dei 68 scarsi attestati nel 2000). Ma d’altro canto la linea politica adottata dal Sultano non lascia spazio a dubbi: “Nuclei familiari numerosi e solidi alimentano la potenza di uno stato. E dal momento che per la nostra nazione ho in serbo progetti ambiziosi, la collaborazione di ciascun cittadino resta indispensabile“.
Eppure la rigidità ostentata nei confronti nell’universo femminile incontra nell’Islam una giustificazione solo parziale. Sebbene alcune sure (quali la 31:14 o la 46:15) inneggino inequivocabilmente alla figura materna, il Corano trasmette un messaggio di sostanziale uguaglianza.
La mentalità patriarcale è fondata su un’ideologia che tende a confondere le differenze biologico-sessuali con le disuguaglianze dualistiche di genere“, ha puntualizzato  Asma Barlas, esperta in diritti femminili ed ermeneutica coranica. “Nel Libro, gli esseri umani sono definiti biologicamente diversi ma ontologicamente ed eticamente simili, poiché derivano dal medesimo Sé “.
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Non è certo l’unica a sostenere l’estraneità dei dettami religiosi al maschilismo imperante, ma in verità nessuna rivelazione rimanda esplicitamente alla penalizzazione dell’altra metà del cielo. E’ sufficiente infatti rievocare l’esperienza di Aisha che – pur non essendo mai stata madre –  seppe godere di enorme considerazione sia da  parte del profeta Muhammad (di cui era moglie prediletta) che in seno alla propria comunità di appartenenza per verificare la fondatezza della tesi.
Le scritture si riferiscono  alla natura umana in generale, non operano distinzioni tra maschile e femminile“, ha tuonato Hidayet Tuksal, studiosa e femminista , “forse però il presidente è troppo immerso nella propria devozione per potersene accorgere“.
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Tuttavia è impossibile sublimare l’aspetto materno di una donna senza ponderare le ripercussioni pratiche connesse a una tappa dell’esistenza femminile che non può certo essere ridotta a un mero processo biologico finalizzato alla perpetuazione della specie. Esistono altri fattori di importanza non secondaria e spesso determinanti in una scelta di maternità: abusi fisici, matrimoni precoci, vedovanza, carenza di servizi sociali.
Sebbene invisi al conservatorismo istituzionale dunque, i conati emancipatori che agitano la Turchia non mirano affatto alla sconfessione e sovversione di una tradizione millenaria, come paventato invece da Erdogan. Attraverso le rivendicazioni dei diritti più elementari  le turche intendono sostanzialmente dimostrare una realtà inconfutabile: la parità di genere non è incompatibile con l’Islam.

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