DI ELEONORA DE SANCTIS
eleonora de sanctis
In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, è stato diffuso un rapporto realizzato dall’Agenzia dell’Onu per l’Ecologia, dall’UNEP e dall’Interpol, sul crescente fatturato mondiale delle ecomafie. Dai conti risulterebbe un aumento del 26% rispetto al 2014, che si è calcolato arriverà a un ammontare di 258 miliardi di dollari nel 2016. I ricavi del fatturato dei crimini ambientali, ormai quarta attività illecita al mondo, dopo droga, contraffazione e traffico di esseri umani, negli ultimi 10 anni sono cresciuti mediamente del 5-7% all’anno. Questi reati comprendono il traffico di specie selvatiche, il disboscamento illegale, il contrabbando di oro e altri minerali preziosi, la pesca di frodo, il traffico di rifiuti, e molte altre attività illegali legate all’ambiente.
Per il direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner, “le forti somme di denaro generate da questi crimini mantengono in affari bande sofisticate e alimentano l’insicurezza nel mondo. Il risultato non è solo devastante per l’ambiente e le economie locali, ma per tutti quelli che sono minacciati da queste imprese criminali. Il mondo deve unirsi per adottare una forte azione nazionale ed internazionale per porre fine ai reati ambientali“.
Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ieri, alla celebrazione per i 30 anni del suo Ministero, ha parlato anche di crimini ambientali, rifacendosi alle nostre esperienze nazionali e all’impegno che la nazione intera mantiene verso il patrimonio ambientale: “E parlando di questi temi mi fa piacere ricordare l’impegno del Presidente del Senato Piero Grasso che, da Procuratore Antimafia prima ed oggi nel suo alto ruolo istituzionale, non ha mai smesso di segnalare l’importanza di una risposta adeguata dello Stato nei confronti della criminalità ambientale, quella che oggi diventa spesso ecomafie, criminalità organizzata che aggredisce e avvelena per i suoi affari illeciti il territorio. Un massacro di natura e una minaccia per la salute pubblica, come sanno gli abitanti della cosiddetta “terra dei fuochi” a cui dobbiamo difesa dalle cosche e bonifica della loro terra”.
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