DI DINO GIARRUSSO
Dino Giarrusso
Sarebbe folle per la Raggi e il M5S sedersi ed esultare. Al ballottaggio si riparte da zero, e il PD -Renzi in testa- pur di vincere a Roma farà patti anche con Belzebù, impegnerà tutte le energie, i soldi, i volontari, le clientele, i palazzinari, i compagni veri, le cavallette, tutto il bello e il brutto che ha. Dunque a Roma nulla è scontato, e il M5S per affermarsi come forza di governo dovrebbe lavorare durissimo già da stamattina per vincere il ballottaggio. E come a Roma, anche a Torino e Savona.
Altre considerazioni sparse:
1) Dove c’è un candidato di sinistra, autorevole, per bene, il PD stravince (vedi Cagliari). Non è un dato secondario.
2) Dove non ha rapporto reale col territorio, il M5S è fortemente indietro, fra il 10 e il 15%. La scelta di non presentarsi nei comuni dove non garantiva la lista è coraggiosa, ma non può reggere a lungo, se vuoi essere forza di governo del paese. Va fatta politica, ovunque.
3) A Milano la sfida è tra due ex-city manager del centrodestra: con la Moratti era Sala, con Albertini era Parisi. È un dato significativo che certifica la morte reale della sinistra milanese dopo la buona esperienza Pisapia, che con Sala non ha nulla da spartire, e che lo ha ingoiato e basta.
4) A Napoli, e dovunque abbia fatto porcate tipo le primarie tarocche e l’alleanza con Verdini, il PD sprofonda: anche questo tutto è fuorché un caso.
5) Se non ci fosse stata una faida di potere interna al centrodestra (4 candidati iniziali poi ridotti a 2, nomi come Rita dalla Chiesa e Bertolaso, l’appoggio folle di Berlusconi e Storace a Marchini che ha nuociuto a tutti e tre, etc.) il signor Giachetti si scordava di arrivare al ballottaggio. Quindi non parlerei di miracolo ma di minimo sindacale, dati gli avversari.
6) Se avesse candidato Di Battista, per me il M5S avrebbe persino potuto vincere al primo turno, a Roma.
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