DI PINO APRILE
pino aprile
Allora, meridionalisti, come sono andate le elezioni? Un po’ delusi, eh? Ma forse lo siete più di quanto dovreste, perché analizzate solo i numeri. E quelli sono piccoli; ed essendo noi una specie matematica, tutto si misura a chili, a metri, a litri, a quantità confrontabili.
Il che fa apparire davvero miserello l’1,8 per cento preso a Napoli dalle tre formazioni meridionaliste (Mo-Um, Partito del Sud, Meridionalisti democratici: la prima con il doppio dei voti delle altre due, ovvero: due poco invece di uno). Eppure…
Però…, parliamo di protagonisti di cui adesso possiamo dire qualcosa; fino a qualche anno fa (fatto salvo l’ottimo ma non replicato successo del Partito del Sud del patriarca Antonio Ciano, alcuni anni fa, a Gaeta), questa era roba che occupava i discorsi di quattro amici al bar e con i tempi verbali tutti al futuro. Ora si discute del poco, vero, ma appena ieri si ragionava sul niente.
Come sempre accade, quando qualcosa nasce, nasce plurale e piccola; con il tempo (e, ricordiamolo, la norma dei fenomeni sociali è che quello che non succede in 100 anni accade in 100 giorni e quando meno te lo aspetti), se le tante minuscole fonti non inaridiscono, tendono a confluire, unirsi, come macchie d’olio e crescono intorno a una di loro che assume potere catalizzatore;
In questa fase, il valore del nuovo, più che in numeri, sempre minuscoli, è misurato dalla capacità di influenzare, contaminare, coinvolgere il vecchio. Insomma, le idee meridionaliste raccolgono pochi voti nelle urne, ma colorano con i propri argomenti quelle di chi ha i numeri grandi, ma antenne meno sensibili, proprio a causa della sua dimensione.
Questo accade, perché si sente che quelle idee di pochi (e parlo in generale) contengono futuro, mentre con i grandi numeri si governa il presente. E questo, nel Sud, tutto si può dire, tranne che non ci sia e non sia dilagante. È un potere molto grande e poco compreso, quello dei pochi, perché orienta, ai propri fini, i grandi numeri che non ha. Si chiama “potere di influenza” e dipende dalla bontà delle ragioni e dall’abilità di chi le espone e le fa diventare patrimonio dei molti.
I gesuiti, che sono maestri, in questo, lo esercitano forse meglio di chiunque: quando la Chiesa voleva conquistare un Paese o un continente, mandava un gesuita; ed era tutto l’esercito che serviva. Ora, è innegabile che il potere di influenza degli argomenti meridionalisti sia maggiore della misura che sembra essere suggerita dalla quantità di voti raccolta. Lo si vede da come questi temi sono entrati nel dibattito culturale e politico, magari solo in modo strumentale, opportunistico. Ma questo non è un brutto segno, anzi, l’esatto contrario: l’opportunista fa solo quello che conviene.
E un segno forte è che alcuni dei maggiori protagonisti dello scontro politico in atto stanno facendo propri, per convinzione (io ci credo) questi argomenti. E vincono su chi li respinge o li ignora, a Sud. Come dire: non necessariamente chi trova la strada per l’acqua poi scava il pozzo, l’importante è che tutti poi si possa bere.
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