DI PIERLUIGI CELLI
PIER LUIGI CELLI
La metafora usata da Pier Luigi Celli è evidente: la partita referendaria d’autunno decisiva per il governo col prologo amministrativo trascurato nel voto e nei personaggi in corsa. Cercare la vittoria evitando battaglie preliminari a perdere. Una ‘democrazia-pendolo’, se scandisce i tempi con ritmi non regolati. Il rischio di raggiungere un risultato per la via sbagliata.
Pd: Renzi, sul carro non si sale, le idee sono quelle
Strano mondo il nostro: anche le stagioni politiche non sono più quelle di un tempo.
L’ansia di accelerare scambia i tempi delle cose come la metereologia anticipa le stagioni e poi le confonde.
Il risultato è questa strana rincorsa a cercare la vittoria prima ancora di aver combattuto la battaglia, dando per scontato che tutto quello che avviene nel frattempo abbia un’importanza trascurabile, come se la vita potesse tranquillamente saltare oltre se stessa e valere quando si decide autonomamente che ne valga la pena.
Così…in autunno vincerò!
Può darsi persino che sia vero, e in ogni caso l’appuntamento, per quanto importante, non riuscirà a risarcirci personalmente dei mesi ‘dati per inutili’ nell’attesa.
Forse, per chi è già un po’ più in là con gli anni, la sensazione che gli venga sottratto dello spazio vitale sempre più prezioso deforma un poco la percezione e rende ipersensibili al furto di presente, ma anche per i più giovani non sembra educativo questo spostare in là gli obiettivi che contano, dando la sensazione che sia possibile decidere ‘ad libitum’ quello che vale e quello di cui non serve fare conto.
Le agende politiche ci stanno sottraendo la possibilità di decidere, questa è la verità
E lo fanno in nome e per conto nostro, quasi fosse tranquillamente irrilevante sovrapporre interessi autonomamente dichiarati preminenti, così da relegare ai margini opzioni condannate alla definizione di pie illusioni o, dio non voglia, di arretratezza culturale.
Il fatto è che questa è ormai una democrazia-pendolo, e per di più sbilanciata, nelle mani di un regolatore che ha la possibilità di scandire i tempi con ritmi estranei al gioco regolato.
Servirebbe uno scatto di dignità, e un po’ di orgoglio delle antiche passioni, per respingere suggestioni che non hanno nulla da spartire con la sostanza dei temi in questione.
Un referendum si gioca sul merito, non sulle persone.
Per quanto queste siano rispettabili, nessuna figura da sola riuscirà a convincerci che il sigillo del successo è dato dalla spinta – a tratti persino violenta – di una volontà individuale.
Che poi vinca il si ( e non sarà certo ininfluente ) questo non riuscirà a cancellare l’impressione di esserci arrivati per la via sbagliata.
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