DI CLAUDIA BALDINI
CLAUDIA BALDINI
Vedo che già stanno partendo le analisi del voto anche a sinistra. E c’è delusione, perchè si pensava che programmi e candidati fossero validi. Sembra che nemmeno alleanze sì o alleanze no conti. Salve fatte certe eccezioni mi viene da dire che sia il massimo ottenibile.
Sempre meglio di niente. Ma se avessimo la pretesa semmai di crescere per andare incontro agli interessi di un popolo maltrattato, dovremmo tentare di capire dove siamo mancanti.
Cosmopolitica sembra essere molto lontana e poco utile al ragionare.
C’è quacosa che ci manca da tempo come sinistra, al di là delle mirade di soluzioni diverse ma sempre con gli stessi paletti da discutere: programmi, schieramenti, dirigenti, tessere, elettori?
Mah , non so, io penso con la mia testa e in confronto a ciò che mi era richiesto di fare col Pci.
Ho notato che, nella sinistra tutta si è stabilita una linea di demarcazione netta tra il ruolo rappresentativo istituzionale (partito o sindacato on importa) che occupa gli uffici ed il ruolo di presenza attiva all’interno del Paese in disagio. E quindi degli scioperi, delle lotte sociali per la casa, per la scuola, per gli asili nido, per una sanità accessibile, per il welfare. In una parola per esserci dove i principi che raccontoamo si dovrebbero concretizzare.
Si è data grande prevalenza alle strategie di alleanze al di là della condivisione dei principi fondamentali del socialismo.
Questo coinvolge tutte le miriadi di sinistre quando appena appena diventano partiti a palazzo. Ora io , vorrei dire che quando c’erano i picchetti degli operai noi pci c’eravamo. Quando si trattava di lottare per l’edilizia popolare andavamo davanti al municipio governato da Pci in maggioranza. Quando le scuole dovevano fare i doppi turni , abbiamo lottato da matti contro lo Stato e i Comuni per ottenere finalmente le scuole per tutti.
Guardate ora: lasciamo in mano ai Centri Sociali questioni di diritti fondamentali per la sopravvivenza come la casa, come assistenza sanitaria e welfare. A Centri Sociali come lotta e alla Caritas come emergenza. Lo ripeto all’infinito e senza timore , nonostante le offese pesantissime che mi sono giunte ieri per un post VERITA’ .
Finchè diciamo che un sondaco di sinistra ha operato bene perchè è vincente in strategia, non basta. Non basta sistemare il litorale poetto che gli ha procurato i voti.
Ma perchè non siamo andati a vedere come sono messi i poveri a Cagliari , prima di sistemare il Poetto? Perchè vedremmo che sono in mano ad onlus di matrice religiosa e caritatevole. Insomma la vecchia storia delle elemosine e non dei diritti.
“Come in altri comuni della Sardegna, a Cagliari l’aumento della disoccupazione e l’assenza di reddito stanno accentuando i disagi dovuti alla mancanza di risorse. Stando ai dati Istat regionali sulla povertà relativa, in Sardegna nel 2014 il 15,1% della popolazione – pari a circa 107.800 famiglie – viveva in condizioni di povertà. I dati su povertà ed esclusione sociale nell’isola elaborati ogni anno dalla Caritas disegnano per l’anno 2014 e primo semestre 2015 una situazione allarmante soprattutto nei grandi centri abitati: nella diocesi cagliaritana, ad esempio, se nel 2014 il centro di ascolto Caritas hanno seguito 1808 persone, solo nel primo trimestre del 2015 sono state 1437.”
«La disoccupazione in Sardegna sta mietendo troppe vittime» afferma Antonello Pani, responsabile dei Centro di Ascolto della Caritas diocesana di Cagliari – e si spera sempre che le risorse per cercare di arginare questo grave problema sociale non finiscano. Pur in presenza della buona volontà, rimboccarsi le maniche per cercare un lavoro non basta: le difficoltà persistono nel momento in cui è la realtà in cui viviamo che è priva di opportunità per queste persone».
Non si dà inizio alla costruzione di case popolari , non si è ottenuto di rompere il patto di stabilità , si danno aiuti agli sfrattati che però non riescono poi a pagare affitti perchè non c’è lavoro.
E’ una situazione drammatica. Ma io non ho visto mai il sindaco andare a Roma con i lavoratori rimasti senza lavoro o evitare gli sfratti. Cioè andare a contestare le politiche governative che impoveriscono i tuoi cittadini è difficile se sei alleato con il partito che le fa. O no?
Ho visto invece anche lì come a Bologna gli sgomberi delle case sfitte occupate dai disgraziati e i il centro sociale della marmora da solo opporvisi.
La strategia per vincere e la politica per crescere devono mirare ad un solo obiettivo : migliorare le condizioni di chi è stato buttato via dal liberismo e trova assistenza ma non riscatto a sinistra.
Ovviamente vale per tutta la Sinistra, ma in particolare serve a dare una spiegazione del perchè stiamo nella riserva indiana.

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