DI ANTONELLA SODDU
antonella soddu
La vicenda di cronaca che ha visto come protagonista, nei giorni scorsi, un piccolo di appena un mese, figlio di una coppia del Ghana residente in Italia da circa 5 anni, torna a sollevare il dibattito su quelle che sono le abitudini, le usanze e le tradizioni che i migranti si portano dietro con il loro carico di speranza quando partono dalle loro terre. In questo caso al neonato, figlio di una coppia, lei 35enne, lui 33enne, ghanese, è stata applicata la pratica delle circoncisione in casa. Al piccolo è stata somministrata, secondo le prime ricostruzioni, una dose eccesiva di paracetamolo. Una supposta di 250 mg il cui uso è consigliato dai 12 kg di peso. Questo può aver determinato l’arresto cardiaco. E’ stata la mamma a chiamare il 118. I sanitari hanno immediatamente trasportato il piccolo in ospedale viste le condizioni disperate e da qui è scattata la segnalazione all’autorità giudiziaria. Contro la mamma e il papà è scattata la denuncia per omicidio colposo. Le indagini proseguono per identificare chi ha praticato abusivamente l’incisione chirurgica. Sul perché, ancora oggi,  usanze come l’infibulazione e la circoncisione siano praticate ci si interroga spesso ma, molto più spesso le voci che si sollevano in coro a protesta sono rivolte alla pratica dell’infibulazione femminile. Di raro, nonostante sia altrettanto praticata la circoncisione maschile, si sente parlare di quest’ultima. Cos’è, quale sia  la sua origine , quanto è praticata e quanto è diffusa, invece, è un dettaglio di non poco conto che è necessario conoscere, considerato il tentativo di un processo di integrazione multiculturale, per non imbattersi nei soliti luoghi comuni generati dalla polemica conseguente l’informazione carente nel merito. “La circoncisione è un’intervento che va a toccare l’apparato genitale maschile. Rimuove infatti, totalmente o parzialmente, il prepuzio determinando quindi la scopertura permanente del glande. Il prepuzio, come sapete, è la pelle che ricopre il glande quando il pene è in erezione.” L’origine storica di questa pratica non è molto nota; “la prima testimonianza storica della circoncisione proviene dall’Egitto: si tratta di una immagine scolpita nella tomba di Ankh-Mahor a Saqqara e risalente a circa il 2400-2300 a.C., che ritrae tale pratica eseguita su un adulto. La circoncisione era praticata dagli Egizi probabilmente per ragioni igieniche, ma era anche in parte legata alla loro ossessione per la purezza e veniva associata con lo sviluppo spirituale e intellettuale. Il significato ultimo della circoncisione tra gli Egizi resta oscuro, ma sembra che potesse essere considerata una pratica di grande prestigio e importanza o un rito di passaggio all’età adulta. Veniva pertanto eseguita durante una cerimonia pubblica, in cui veniva sottolineata la continuità delle generazioni e l’elemento della fertilità. Potrebbe essere stato un segno di distinzione dell’élite: il Libro dei Morti egizio descrive come il dio del sole, Ra, abbia circonciso sé stesso” ( fonte Wikipedia ). Ma si dice che la stessa sia molto più antica. La circoncisione trova parte rilevante nella religione ebraica. Essa fa pare della legge ebraica. E’ narrata nella genesi: “capitolo 17, descrive la circoncisione di Abramo, dei suoi familiari e degli schiavi, facendo di lui il primo individuo conosciuto a essersi sottoposto alla procedura. Nello stesso capitolo ai discendenti di Abramo viene comandato di circoncidere i loro figli l’ottavo giorno di vita. Molte generazioni più tardi, Mosè fu cresciuto nell’élite egizia, quindi la circoncisione era senza dubbio a lui familiare.” Di circoncisione si parla anche nel Vangelo secondo Luca. Vi è, infatti, una breve citazione della circoncisione di Gesù anche se tale pratica non fa parte degli insegnamenti ricevuti da lui. Di circoncisione parla anche San Paolo Apostolo. Lo fa nelle sue lettere, parla della circoncisione come di qualcosa di spirituale, sostiene che la procedura fisica non fosse necessaria per i giudei o per i gentili convertiti al cristianesimo. La circoncisione non è invece menzionata nel Corano – libro scritto all’inizio del VI secolo d. C. , ma è comunque considerata essenziale per l’ Islam. E’ eseguita in maniera universale dai musulmani. E tra loro vi è in corso un ampio dibattito a determinare se questa sia o meno un obbligo religioso. Di fatto è importante rilevare che l’ Islam basa la pratica della circoncisione sul capitolo 17 della Genesi, si badi bene, esattamente lo stesso che è rispettato dagli ebrei come legge. Il particolare è che i credenti musulmani, in maggioranza, ritengono che sia una tradizione consolidata praticarla anche nella convinzione che la stessa sia stata praticata dal profeta Maometto successore di Abramo. Quindi, al pratica è considerata una “sunnah” – tradizione del profetta. Nel mondo circa un terzo dei maschi è circonciso e diffusa in Israele – è quasi universale – e nel mondo musulmano. Altri paesi dove è difusa; Stati Uniti, parte del continente del sud-est asiatico e in Africa. E’ rara in Europa, in America Latina e in altre zone dell’Africa e in gran parte dell’ Asia. Secondo Mustafa Oaddurah, medico pediatra e consigliere del centro islamico culturale di Roma : “Il 50% delle circoncisioni sono fatte in casa – infatti, dice – migliaia di bambini rischiano lo stesso destino del piccolo di Torino. E’ un problema noto. Il sistema sanitario nazionale non riconosce la pratica se eseguita per motivi culturali e non medici. Ciò significa che chi vuole praticarla deve rivolgersi o a cliniche private dove i costi sono esorbitanti, oppure rivolgersi a ciarlatani che la praticano abusivamente”. I costi; 30-50 euro per la pratica abusiva. In ospedale, invece, il ticket costa circa 480 euro. In cliniche private i costi lievitano. Certamente, dopo queste informazioni è utile soffermarsi sul dibattito di tipo etico/culturale che questa pratica merita. Aldilà di quelle che possono esser manifestazioni di dissenso che in queste ore tornano anche a coincidere con il clima di odio e intolleranza alimentato anche da alcune parti politiche, è necessario andare oltre e analizzare il tutto in maniera libera da pregiudizi. Chiedersi se oggi, nel 2016, è ancora normale ricorrere a simili pratiche che – meglio precisarlo – non sono tribali ma di origine religioso e più vicine alla nostra cultura religiosa di quanto pensiamo. Il dibattito include questioni etiche, come l’opportunità di circoncidere i neonati che una volta adulti si troveranno una parte del corpo modificato non per loro volere o decisione ma più semplicemente perché qualcun altro ha deciso per loro. E più largamente l’argomento rientra anche in quel contesto che ci vede spesso protagonisti come genitori che impongono scelte e convinzioni religiose ai propri figli. Pensiamo per un attimo all’imposizione del battesimo, comunione, cresima ai nostri figli. Certo, sono pratiche che non comportano rischi di vita, ma è indubbio che andranno a condizionare la vita futura dei nostri figlie che potrebbero senza riserve farci osservare di aver loro imposto qualcosa che rientrava nelle nostre sfere personali di educazione e trasmissione di valori religiosi che non sono loro appartenenti. Il problema principale è comunque rilevabile nella necessità di porre in essere controlli sanitari necessari, legiferare e regolamentare la pratica, magari non modificando i costi a carico del SSN ma facilitare il ricorso alle prestazioni mediche autorizzate. Insomma, una sorta di punto di incontro tra culture, usanze e leggi. Lo vuoi fare? Lo fai assumendoti l’onere dei costi in strutture autorizzate. Diversamente è un reato.
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