DI CORRADINO MINEO

corradino mineo

Renzi deluso, deluso dal voto, è questo il titolo. Elettori vergognatevi! Avete deluso chi, da Palazzo Chigi, giorno e notte lavora per il bene dell’Italia. E voi del Pd, che a Napoli non avete appoggiato la Valente: vi “mando un commissario”, “al sud mi porterò il lancia fiamme”. Anche a Roma il disastro è responsabilità altrui – di Marino, suggerisce Orfini, e di Mafia Capitale – il mio Giachetti invece, dice Renzi, “ha fatto un mezzo miracolo”. Poi suggerisce ai giornalisti: “attenti alle percentuali”: Milano 41,69%, Torino 41,83, Bologna quasi 40. Quaranta, la soglia che con cui l’Italicum dà il premio al primo turno, evitando il ballottaggio che rischierebbe di favorire il candidato grillino, magari votato dalle destre. Già le destre, Matteo Renzi insiste, più e più volte, che Salvini ha fatto flop, che Meloni ha fatto flop, Berlusconi no, lui è in partita. E a Berlusconi chiede, senza dirlo, un aiutino al ballottaggio e poi di ritrarsi dalla campagna per il No al referendum. Il Nazareno è sempre aperto, sta casa aspetta a te. “La sinistra, la minoranza? Cosa ha avuto il 3, il 4%? Se si accontentano?” I 5 Stelle? A Roma, a Torino? “E poi, dove sono?” Uno show imperdibile la conferenza stampa di ieri: contro “il teatrino della politica”, un’altra citazione, un’altra carezza all’ex Caimano, contro “quelli che vincevano anche se perdevano”. “Noi non siamo così”. No, però il voto di domenica era solo per i sindaci. Zedda, di Sel, vecchia coalizione bersaniana è l’unico che ce l’ha fatta al primo turno? “A Cagliari hanno votato per il sindaco”. Basta. Certo, qualcuno ha votato per protesta, perché qualcosa del governo locale non gli garbava, ma sono sicuro – ha detto Renzi – che al referendum costoro voteranno Sì. Perché a ottobre – deliziosa ammissione – non si vota per “una legge fatta male o per una migliore, si vota per una riforma o per nessuna riforma”, per cambiare o per non cambiare. È questo il bello del referendum trasformato in plebiscito: l’annuncio cancella il merito.
L’identità perduta, è il titolo di un commento firmato da Ezio Mauro. “Dire «non siamo soddisfatti del risultato» (usando per la sconfitta il plurale, dopo una vita vissuta al singolare) non basta più”. Poi l’elenco dei dati elettorali, così crudeli per Renzi. Napoli, Roma, Milano, Torino: almeno un quarto dei voti del Pd andati in fumo, resta al Pd il ridotto del centro città, dei Parioli, ma si perdono i quartieri dove la gente vive, soffre e si arrabbia. Infine una considerazione: “il corpo stanco del partito è andato a votare, mobilitando ciò che resta dell’apparato, i gruppi d’interesse che si muovono attorno ai candidati e quello strato di pubblica opinione che non si rassegna a rimanere spettatore della politica, e che continua a investire sulla tradizione della sinistra italiana…ma l’anima è rimasta a casa, ed è difficile ritrovarla dopo averla smarrita per noncuranza”. Ha ragione Ezio Mauro, ma perde tempo quando chiede a Renzi di “rappresentare l’intero universo del Pd, che unito potrebbe essere ancora – forse – la spina dorsale del sistema politico e istituzionale italiano”. Renzi ha usato il partito, ma detesta il partito, vuol governare da Palazzo Chigi solo, senza mediazioni, trasformando la politica in marketing, concentrandosi sul contingente e rifiutando ogni prospettiva, ogni visione del futuro. Se ne rende conto anche l’ex direttore di Repubblica quando pone la “questione finale”. Il grande tema che potremmo intitolare “quale sinistra per il nuovo secolo”. Interessa a Renzi?
La risposta è no: i politici della Terza Via non hanno, né vogliono avere, un’idea di “sinistra per il nuovo secolo”, pensano a barcamenarsi tra globalizzazione, crescita della disuguaglianza, poteri finanziari debordanti, flussi migratori importanti, cambiamento della percezione del rapporto tra uomo e natura. Come? Concentrando il potere nelle mani di pochi che si considerano illuminati e che, in quanto tali, sarebbero in grado di tenere a bada gli spiriti animali di un capitalismo senescente. Tutto il resto è anti politica. Sanders è anti politica. Mentre bene ha fatto la Fondazione Clinton ad accettare “milioni di dollari di donazioni dalle multinazionali e da regimi autoritari come quello dell’Arabia Saudita” (dal pezzo di Rampini). Unidos Podemos, la seconda forza spagnola nelle intenzioni di voto, è anti politica, perché dice che il vento della ripresa, che si sente forte a Madrid, porta comunque con sé troppe ingiustizie. Ed è anti politica il sentimento degli spagnoli i quali – testimonia un sondaggio de Pais – sono sempre più arrabbiati per la disoccupazione e la corruzione. È anti politica Mélanchon, che domenica ha riunito in piazza Stalingrad a Parigi 10mila persone, chiedendo alla sinistra di partecipare alle presidenziali contro Hollande e la sua riforma, capitalista e liberista, del mercato del lavoro. Non solo in Italia, quello della Terza via è un pensiero che si vuole unico proprio perché si sente debole. Parla di riforme ma ha perso l’orizzonte delle riforme, così finisce col rottamare la democrazia in nome del Dio mercato.
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