DI ADELAIDE CONTI
adelaide conti
Si aggiorna ad ogni sorgere del sole la triste e lunga lista delle donne uccise per mano di un uomo. A Taranto Luigi Alfarano, medico oncologo di 50 anni, ha strangolato la moglie di 29 anni, Federica De Luca, uccidendo poi il figlio di quattro anni con un colpo di pistola alla nuca. I due si sarebbero dati appuntamento martedì mattina in uno studio legale per discutere della separazione, ma non presentandosi sono scattate le ricerche che hanno portato alla drammatica scoperta del doppio omicidio suicidio.
Altro giro, altre vite spezzate. Qui siamo a Pordenone dove Manuel, 37 anni, ex guardia giurata, avrebbe sparato quattro colpi di pistola alla sua ex, Michela Baldo, anche lei di 29 anni come la giovane mamma di Taranto, e poi avrebbe rivolto l’arma contro di sé.
Seppur storie diverse, luoghi diversi, esistenze diverse c’è un comune denominatore in queste due tragiche vicende: entrambe le donne stavano per porre fine alle loro relazioni, entrambe pronte a voltare pagina. Questi particolari si apprendono dalle prime notizie che trapelano. Anche per il caso di Pordenone “la ragazza aveva lasciato il compagno tre giorni fa”.
E la cronaca si aggiorna con il desolante racconto di donne che, dovendosi liberare dalla morsa di un rapporto malato, si ritrovano a scontrarsi fatalmente con l’egoismo, la violenza, la follia di chi le ha ingannate. Diritti e libertà negati e la consapevolezza di vivere all’interno della coppia in una condizione perenne di inferiorità. Ad un tratto il desiderio di riprendere la propria vita in mano e la ferrea volontà di dire basta. Ed ecco che la paura di perdere la donna, che si pensa di possedere, annienta ogni pensiero, per lasciare il posto ad un istinto che, in quanto a crudeltà, non trova eguali neanche tra le bestie. Qualcuno ipotizza che la matrice della violenza contro le donne può essere rintracciata ancora oggi nella disuguaglianza nei rapporti tra uomini e donne. I dati relativi a questo fenomeno delineano uno scenario inquietante. Se contiamo il numero delle vittime, dal 2012 ad oggi, siamo intorno alle 630 donne morte per mano di un uomo. E se gettiamo uno sguardo fuori dai nostri confini la situazione non è più confortante. Sarebbero donne anche le ultime vittime dell’Isis. Un’agenzia curdo-irachena riporta la notizia di 19 ragazze rinchiuse in gabbie di ferro che avrebbero trovato la morte dopo essere state bruciate vive davanti a centinaia di persone della minoranza yazida a Mosul. La colpa di queste giovanissime donne: essersi rifiutate di essere ridotte a schiave sessuali dagli uomini del califfato.
Un orrore senza fine che si fa fatica anche solo ad immaginare.
Uomini violenti rassegnatevi: non rinunceremo mai ai nostri diritti di libertà“. E’ il messaggio della presidente della Camera Laura Boldrini che ha voluto esporre un drappo rosso alla finestra del suo Ufficio a Montecitorio proprio contro il femminicidio. Ma basterà un drappo rosso per sensibilizzare l’opinione pubblica nella lotta ad un fenomeno che ha raggiunto livelli allarmanti?
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