DI LUCA SOLDI
luca soldi
Renzi invoca l’orgoglio della ragione per i suoi fedeli, ma niente resterà uguale, da oggi. L’analisi da parte di tutti i commentatori, ma soprattutto di quello che un tempo era il suo popolo è impietoso. Il partito dei capi, dei mestieranti, dei falsi rinnovatori, alla lunga sembra non funzionare. Certo il Pd e’ sempre un grande partito, popolare, in molte realtà si e’ camuffato fra le liste civiche, ma a quel voto manca il cuore, il sentimento. Solo nei piccoli comuni, dove tutti si conoscono, dove la politica lavora sul serio, lontano dallo scintillio del “giglio magico”, si può festeggiare.
Ma nelle grandi città, ma anche nel popolo dei circoli, fra coloro che non lo hanno abbandonato, regna lo scoramento. Tanti si sono allontanati, qualcuno ha continuato a tenere la tessera più per abitudine che per convinzione. E così regna la disillusione deve essere spazzata via, alla svelta. Ci sono appena due settimane di tempo per recuperare. Ed e’ proprio la sua Toscana, la sua “signoria” ad essere maggiormente colpita dal senso di scoramento generalizzato.
I Circoli sono allo sbando, non ci sono più attività, i segretari, in privato, ormai nascosti, denunciano i vertici regionali e provinciali di sudditanza verso i “capi”. Grave la situazioni di quegli amministratori che ormai sono politicamente abbandonati dalle varie segreterie. Ed ancora più grave la situazione dei Sindaci delle “periferie” che in pratica si ritrovano isolati, senza collaborazione ed indirizzo politico.
Le realtà della Piana Firenze, Prato e Pistoia sono la dimostrazione concreta dello smarrimento generalizzato.
Sotto il sole della Toscana, Renzi, oggi soffre, ma ancora di più a soffrire sono militanti ed elettori.
Sintomatico, eclatante il caso di Sesto Fiorentino. La Stalingrado della Toscana, o meglio “Sestograd”, per i numeri bulgari per le passate tornate, malgrado l’impegno dell’apparato renziano, crolla senza rimedio. E questo resterà come dato incontrovertibile anche nel caso che il prossimo ballottaggio possa essere favorevole al candidato del premier.
Renzi, venerdì scorso, comprendendo bene il valore anche simbolico della città, aveva voluto chiudere la campagna elettorale proprio a Sesto, in un circolo storico della cittadina della cintura fiorentina, il “Rinascita”. I quasi cinquecento che erano presenti lo avevano accolto più come il capo carismatico, come il personaggio mediatico, piuttosto che il segretario del partito, o il politico popolare e lungimirante. In questo scenario, Renzi, ha parlato naturalmente dei suoi “pallini”, di referendum ed azione di governo. Ha tralasciato di affrontare quegli stessi temi che preoccupano Sesto Fiorentino ma anche tutto il resto della Piana: l’inceneritore, il nuovo inutile, costoso e dannoso aeroporto di Firenze da realizzarsi a due passi da lì. La salute e la vivibilità della zona. La visione della Piana.
Ha tralasciato di ricordare le vicinanze con Verdini e con la finanza allegra, ma questi soggetti erano li ad aleggiare nel salone del circolo. Contornato dai fedelissimi, dal segretario regionale del Pd, Parrini, dal suo successore a Palazzo Vecchio, Nardella, da molti segretari di circolo, ha parlato di un mondo a parte che non ha più nulla a che fare con i valori del vecchio Pd. Da abile “piacione” ha raccontato del “suo” Pd, liquido, irreale, lontano.
Ma il suo candidato, Zambini, quotato come vincitore al primo turno, ha raccolto solo un misero 32%. La sorpresa e’ arrivata dagli altri candidati della sinistra storica.
Fabio Falchi, di Sinistra Italiana ha raggiunto oltre il 27% e il sindaco Quercioli di Sesto Bene Comune ed altre liste di sinistra il 19%. Sono stati loro ad intercettare il sentimento “popolare” di Sesto. Zambini e Falchi si sfideranno in un duello fra quindici giorni per decidere sul destino di Sesto ma anche di tutta la Piana.
Da una parte i rottamatori e la visione di Renzi, Carrai e Verdini e dall’altra chi ha dalla sua una via alternativa alle grandi opere fatte sulla testa della gente. Sestograd, un tempo città inespugnabile del Pci e del Pd, a due passi dalla frana del Ponte Vecchio, adesso potrebbe prepararsi a cambiare, potrebbe non essere più una delle tante periferie di Firenze.
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